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(Laura Giulia D'Orso). Sono trascorsi trent’anni e sembra ieri, correva il 2 giugno in Canada e, successivamente il 9 giugno negli Stati Uniti, un formidabile Robin Williams resterà per sempre impresso nelle generazioni di noi allora ventenni. Un professore, quel professore che sono sicura tutti hanno avuto almeno una volta la fortuna e l’onore di incontrare nel loro cammino scolastico. John Keating, professore di lettere dell'"Attimo Fuggente", colui che arriva in un college americano ma potrebbe benissimo essere in un’altra scuola del mondo e ti rapisce con la sua certezza nelle arti, nella cultura, nella letteratura e che, alla prima lezione strappa le pagine del libro di testo, perché non è solamente su quelle pagine teoriche che s'impara a leggere la poesia.
Il professore che sale sulla cattedra e da lì, in piedi, in giacca e cravatta, dimostra ai ragazzi che non bisogna fermarsi alle solite certezze. Il sapere più grande è infinito e lo si deve saper vedere da più angolazioni.
Quel John Keating è il professore che affascina i suoi studenti a tal punto da far loro rifondare il gruppo dei “Poeti Estinti”, a trovarsi la sera di nascosto in una grotta per leggere poesie; è il professore che dice a un suo studente che se il teatro è la sua strada la deve seguire fino in fondo, a costo di contrapporsi al padre. Perché l’arte è passione, è vita.
E’ il professore di letteratura che ama tutta la letteratura in modo dirompente, la insegna proprio perché la ama e, per contagio, la fa amare. Perché insegnare è contagiare. Passare la passione, trasmetterla come una malattia.
Non è scontato che si ami la materia che s'insegna, ma così dovrebbe essere.
È quello l’amore che si racconta nel film “L'attimo Fuggente”. Non c'entrano la scuola, le riforme, il ministero, la maturità, il voto… |