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O Capitano, mio Capitano .... PDF Stampa E-mail
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Mercoledì 05 Giugno 2019 18:17

o cap (Laura Giulia D'Orso). Sono trascorsi trent’anni e sembra ieri, correva il 2 giugno in Canada e, successivamente il 9 giugno negli Stati Uniti, un formidabile Robin Williams resterà per sempre impresso nelle generazioni di noi allora ventenni. Un professore, quel professore che sono sicura tutti hanno avuto almeno una volta la fortuna e l’onore di incontrare nel loro cammino scolastico.  John Keating, professore di lettere dell'"Attimo Fuggente", colui che arriva in un college americano ma potrebbe benissimo essere in un’altra scuola del mondo e ti rapisce con la sua certezza nelle arti, nella cultura, nella letteratura e che, alla prima lezione strappa le pagine del libro di testo, perché non è solamente su quelle pagine teoriche che s'impara a leggere la poesia.

Il professore che sale sulla cattedra e da lì, in piedi, in giacca e cravatta, dimostra ai ragazzi che non bisogna fermarsi alle solite certezze. Il sapere più grande è infinito e lo si deve saper vedere da più angolazioni.

Quel John Keating è il professore che affascina i suoi studenti a tal punto da far loro rifondare il gruppo dei “Poeti Estinti”, a trovarsi la sera di nascosto in una grotta per leggere poesie; è il professore che dice a un suo studente che se il teatro è la sua strada la deve seguire fino in fondo, a costo di contrapporsi al padre. Perché l’arte è passione, è vita.

E’ il professore di letteratura che ama tutta la letteratura in modo dirompente, la insegna proprio perché la ama e, per contagio, la fa amare. Perché insegnare è contagiare. Passare la passione, trasmetterla come una malattia.

Non è scontato che si ami la materia che s'insegna, ma così dovrebbe essere.

È quello l’amore che si racconta nel film “L'attimo Fuggente”. Non c'entrano la scuola, le riforme, il ministero, la maturità, il voto…

Nulla di tutto ciò. C'entra la letteratura, la poesia, la prosa, il teatro, valore dirompente e rivoluzionario che ha da sempre un'opera letteraria perché quando si va in classe a leggere gli immortali Shakespeare, Flaubert, Goethe, Platone, Dante si fa sempre una sorta di rivoluzione.

La grande lezione dei poeti, dei "poeti estinti" che non ci sono più fisicamente ma continuano a parlarci dalle loro opere e dai loro versi, in fondo è solo questa: siamo destinati a morire, ed è per questo che non dobbiamo sprecare la vita. La dobbiamo onorare con le nostre scelte, con la fedeltà a ciò che siamo, a quel che sentiamo dentro di noi di essere.

Al di là di ogni schema e di ogni aspettativa. Al di là di ogni conformismo.

Tutto qui.

I poeti estinti, cioè i Grandi Scrittori che ci hanno preceduto, continuano a parlarci dal passato (quel passato che a scuola non ci vogliono più insegnare…), e bisbigliano ancora alle nostre orecchie: «Cogliete l'attimo, ragazzi, rendete straordinaria la vostra vita!». La letteratura ci dice questo da millenni, in quel college americano, allora come oggi, anche a voi.

Il professor Keating ripete in piedi su quella cattedra: “non vi accontentate di una vita banale e tranquilla, voi osate, osate cambiare, cercate nuove strade”.

Siamo tutti transitori e fragili, meravigliosamente precari. Che l'attimo fuggente sia la vita umana che si concretizzi per poi scivolarci fra le dita. Forse con un po’ di retorica, certamente sì, ma non era proprio nei suoi ultimi scritti “La Retorica” che Aristotele argomentava sulla facoltà di scoprire l’arte della persuasione, la dialettica, la conoscenza come patrimonio condiviso da tutti gli uomini di conoscenza?!

E allora grazie, mio Capitano, grazie ancora …

P.S. O capitano! mio capitano! (O Captain! My Captain!) è una poesia scritta dal poeta statunitense Walt Whitman dopo la morte del presidente degli Stati Uniti Abraham Lincoln, avvenuta il 15 aprile 1865, e pubblicata per la prima volta nell'ottobre dello stesso anno nell'opuscolo Sequel to Drum-Taps. Fu poi compresa nel volume Leaves of Grass (Foglie d'erba) a partire dalla quarta edizione del 1867.

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