(Laura Giulia D’Orso). Bisogna perdonare agli altri, per stare in pace con Dio. Ci hanno insegnato che non c'è vero perdono se non si dimentica, che è impossibile perdonare davvero quando torniamo continuamente sulla ferita e ricresce il rancore e solamente quando dimentichiamo l'offesa possiamo ricominciare.
Eppure i ricordi sono incancellabili, le esperienze restano incise nel subconscio per sempre, lo dice la scienza. La memoria custodita ci fa rivivere tutto ciò che credevamo fosse già dimenticato.
Ogni vittima ha un volto, un vissuto, un passato. Ogni guerra ha i suoi morti. Ogni guerra ovunque essa venga combattuta è dolore ma, la questione di fondo non è tanto vincere o perdere, vivere o morire; ma come si vince, come si perde, come si vive, come si muore.
Una guerra si può perdere, ma con dignità e lealtà.
11 settembre 2001, New York, Washington, Pittsburgh in Pennsylvania, quella non fu guerra.
Per questo è necessario distinguere tra perdono e oblio. Perdonare ci guarisce, sempre.
Coltivare la memoria significa invece comprendere l’inestimabile ricchezza morale di pace che ci ha trasmesso la nostra Cultura. Nel ricordo di quei morti, nel ricordo di tutti i morti di tutte le guerre, nel ricordo dei morti di civili e di popolazioni inermi, nel ricordo di quegli eroi rimasti ignoti, a tutti loro e a quanti aiutarono, pompieri, medici, semplici cittadini va la nostra gratitudine.
“E questo corpo enorme che noi chiamiamo Terra
Ferito nei suoi organi dall'Asia all'Inghilterra
Galassie di persone disperse nello spazio
Ma quello più importante è lo spazio di un abbraccio
Di madri senza figli, di figli senza padri
Di volti illuminati come muri senza quadri
Minuti di silenzio spezzati da una voce
Non mi avete fatto niente ….
Meta-Moro