| Il Macello del Sindaco e i soldi dei monzesi - - La causa civile e la condanna |
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| Martedì 28 Aprile 2015 06:41 | |||||
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In ogni caso, ritenendo scorretto il comportamento dell’amministrazione cittadina, l’azienda piemontese persegue le vie legali (causa civile di I grado iscritta al R.G. 683/2013) e il tribunale riconosce l’illiceità del comportamento del Comune, il diritto della società alla risoluzione del contratto e all’indennizzo (Sentenza 197/15 dell’8 gennaio 2015). La pagina 20 della citata sentenza, alla terza riga recita testualmente che “una volta intervenuta la stipulazione del contratto per l’affidamento dell’appalto di lavori pubblici, l’amministrazione non può esercitare il potere di revoca dovendo operare con l’esercizio del diritto di recesso...”. Pur ammettendo la delicatezza tecnico-giuridica delle azioni citate una confusione di tal tipo è grave per un pubblico amministratore. Ancora è da notare come l’intervento previsto e contrattualizzato dalle giunte Faglia e Mariani sarebbe stato a costo zero per le casse del Comune di Monza, cosa che non si può dire dell’azione condotta dalla Giunta Scanagatti. In pratica il giudice, oltre a sentenziare che il comportamento dell’amministrazione a guida Roberto Scanagatti è manchevole e inadempiente, ha condannato il Comune di Monza (leggasi i cittadini monzesi onesti e contribuenti) a pagare una penale di Euro 2.600.000 (sì, avete letto bene: due milioni seicento mila euro). Come stanno veramente le cose? È vero che la giunta Mariani non è riuscita a concludere il progetto e dare avvio ai lavori, come sostenuto dall’attuale primo cittadino?
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In ogni caso, ritenendo scorretto il comportamento dell’amministrazione cittadina, l’azienda piemontese persegue le vie legali (causa civile di I grado iscritta al R.G. 683/2013) e il tribunale riconosce l’illiceità del comportamento del Comune, il diritto della società alla risoluzione del contratto e all’indennizzo (