| Il Monza ed il gioco delle tre carte |
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| Lunedì 01 Dicembre 2014 15:39 |
(Laura G. D’Orso) Il gioco delle tre carte è senz’altro il gioco più conosciuto da quanti cercano di allettare con una probabile vincita il pubblico. E scrivo allettare giacché è pressoché impossibile vincere e, anche se il gioco fosse eseguito con onestà, risulterebbe sempre sfavorevole al giocatore dal momento che la percentuale di vincita è al 33,3 % mentre la sconfitta è 66,6%. Ritengo che questo giochetto sia stato adottato nei confronti della verità intorno al Calcio Monza. Chiunque può permettersi di dire la sua verità senza venire smentito né contraddetto. Il rimbalzare di responsabilità legate a progetti fallimentari, ad entrate inesistenti, ad acquisti mal valutati e a visioni d’insieme decisamente farraginose non ci permette, noi semplici tifosi, di accertare colpe presunte e reali fra chi, burattinai biancorossi, mossero erroneamente i fili della squadra. Se una carta ci racconta di dirigenti affezionati alle poltrone del Monzello, tanto da boicottare nuove new deals, l’altra carte ci svela persone disposte a limare verità per il “bene” del Monza, salvo poi essere smentiti dai fatti. La terza ed ultima carta è quella che il giocatore-tifoso monzese scopre alla ricerca della verità che sicuramente non troverà rivoltandola.
Suvvia però, chiedo un po’ di dignità a tutti gli interpreti di questo gioco al massacro. Ma che cosa abbiamo dentro?! Questo è il problema a mio avviso: ciò che abbiamo dentro. Siamo sopravvissuti a Lanzichenecchi, a Spagnoli ed Austriaci, a due guerre e siamo sempre stati capaci alla fine di trovare la mossa vincente, la famosa mossa del cavallo che ci permette di guardare oltre. Ora io chiedo, un po’ di dignità, a tutti. A chi decide, a chi sceglie, a chi manovra, a chi fa politica e anche a noi altri. Ecco, soprattutto a noi altri. Siamo disposti a smettere di farci considerare pedine impotenti di un gioco che nulla ha a che vedere con il gioco del calcio? Siamo disposti a svegliarci e a condannare quando è necessario farlo e a lottare in quello in cui crediamo. Nulla è inarrestabile neanche il fallimento. E se ancora così fosse, va bene lo stesso. Noi biancorossi siamo in grado di ricominciare rimboccandoci le maniche ma sempre e comunque con chiarezza, dignità e spero con tanta pulizia morale. Il carrozzone calcio si regge esclusivamente su un incantesimo collettivo. Fingere che ai vertici ci siano persone che vivono per l’amata divisa biancorossa è trasferire le nostre passioni a chi invece lo fa di lavoro. Non sono avatar dei nostri colori e le interviste concesse sono prassi. Allora provo a suggerire un antidoto, una cura per il mondo del calcio, una ricetta facile facile. Come nella vita tanta correttezza, un misurino di serietà, trasparenza quanto basta e fatica quotidiana a iosa! MONZA BRIANZA-ALESSANDRIA 2-3
MONZA BRIANZA (3-5-2): Viotti; Beduschi, Briganti, Massoni; Franchino, Hetemaj, Perini, Foglio (31′ s.t. Zigoni), Anghileri; Vita (36′ s.t. Burrai), Anastasi. A disp.: Chimini, Rampi, Pessina, Margiotta, Virdis. All.: Pea. ALESSANDRIA (3-5-2): Nordi; Sosa, Sirri, Sabato; Taddei (36′ s.t. Terigi), Vitofrancesco, Obodo, Mezavilla, Nicolao (22′ s.t. Spighi); Scotto (10′ s.t. Guazzo), Marconi. A disp.: Poluzzi, Valentini, Rantier, Pappaianni. All.: D’Angelo.
ARBITRO: Marini di Roma. MARCATORI: 5′ p.t. Anastasi, 18′ p.t. Taddei, 26′ s.t. Vita, 30′ s.t. Mezavilla, 42′ s.t. Perini (aut.). NOTE: ammoniti Beduschi, Perini, Massoni, Mezavilla, Marconi, Obodo, Taddei e Guazzo; recupero 1′ e 4′; Il Monza si arrende ad un’Alessandria mai sottomessa, costretta sempre a riagganciare il risultato. Un pareggio sarebbe stato forse il risultato più corretto ma rimpalli sfavorevoli penalizzano i biancorossi. Per i ragazzi di Pea è la seconda sconfitta consecutiva, la partita comunque risulta ben impostata e preparata con testa e soprattutto cuore. |




(Laura G. D’Orso) Il gioco delle tre carte è senz’altro il gioco più conosciuto da quanti cercano di allettare con una probabile vincita il pubblico. E scrivo allettare giacché è pressoché impossibile vincere e, anche se il gioco fosse eseguito con onestà, risulterebbe sempre sfavorevole al giocatore dal momento che la percentuale di vincita è al 33,3 % mentre la sconfitta è 66,6%.
Ora io chiedo, un po’ di dignità, a tutti. A chi decide, a chi sceglie, a chi manovra, a chi fa politica e anche a noi altri. Ecco, soprattutto a noi altri. Siamo disposti a smettere di farci considerare pedine impotenti di un gioco che nulla ha a che vedere con il gioco del calcio? Siamo disposti a svegliarci e a condannare quando è necessario farlo e a lottare in quello in cui crediamo. Nulla è inarrestabile neanche il fallimento. E se ancora così fosse, va bene lo stesso. 
