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Due candidati a confronto PDF Stampa E-mail
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Domenica 10 Agosto 2014 07:12
140810 assemblea figc(Laura G. D’Orso) Lunedì 11 agosto l’Assemblea Elettiva della FIGC è chiamata a scegliere il nuovo Presidente Federale dopo le dimissioni di Giancarlo Abete all’indomani della sconfitta della nazionale italiana ai Mondiali in Brasile. Presso l’Hotel Hilton Rome Airport, alle ore 11.30 in prima convocazione ed alle ore 12.00 in seconda convocazione si scontreranno due differenti “filosofie” di gestione programmatica.
Il vice presidente federale vicario nonché presidente della Lega Nazionale Dilettanti Carlo Tavecchio e il vice presidente federale Demetrio Albertini sono gli unici due candidati ad essersi proposti alla guida della Federazione Calcio per il biennio 2014-2016. La settimana passata è stata marcata da aspre e pesanti polemiche, nove squadre della serie A hanno firmato un documento contro Tavecchio chiedendo il rinvio delle votazioni. Diverse parti in gioco si sono già pronunciate ma le votazioni sono a scrutinio segreto e può succedere di tutto. Il sindacato calciatori si è schierato per Demetrio Albertini, la Lega di B dovrebbe essere pro Tavecchio, la serie A si è spaccata in due, ovviamente la Lega Dilettanti con il suo 34% è per Tavecchio, basterebbe quindi che la Lega Pro con l’appoggio di Macalli gli garantisse il suo 17% e Tavecchio avrebbe la maggioranza per essere eletto. Tavecchio e Albertini comunque sanno benissimo che non è questione di maggioranza: il Consiglio va riformato e le rivalità, gli scontri, i muro contro muro sono stati estenuanti perciò è essenziale per i calcio italiano che chiunque vinca sappia condurre con mano ferma e proposte riformiste il nostro calcio. Differenti proposte programmatiche dividono i due candidati. Per l’ex calciatore Albertini cardine del suo progetto sono la formazione e la crescita dei giovani calciatori; ampliamento del bacino di reclutamento per le Nazionali; promozione del calcio come veicolo di socialità e la formazione delle SQUADRE B dei club di serie A; revisione dei criteri di inserimento e composizione delle rose sulla base dei principali format internazionali; introduzione nel sistema delle Licenze Nazionali di norme ispirate ai principi del Financial Fair Play UEFA. Albertini auspica la riforma dei campionati, seguendo la logica della ricerca della sostenibilità del calcio professionistico, e del format delle competizioni giovanili, proponendo un tetto massimo di 25 giocatori, di cui 8/10 formati nei propri vivai. Tavecchio, invece, è decisamente contrario alle squadre B delle “grandi” della massima serie (e questo gli conferma l’appoggio di Macalli) e rilancia con l’idea delle seconde proprietà (come quella di Claudio Lotito, altro suo alleato, che possiede sia la Lazio che la Salernitana), un modello che può offrire risorse in termini di formazione dei giovani ma che salvaguardia contemporaneamente piccole realtà importanti. Per quanto riguarda gli extracomunitari, Tavecchio propone di copiare il modello britannico, che prevede il rilascio del visto solo in presenza di precisi requisiti qualitativi, così da evitare l’invasione di giocatori mediocri acquistati per favorire procuratori e agenti poco seri. Questo è il tema su cui Tavecchio è scivolato verbalmente e che ha generato lo sdegno di molti esponenti del calcio ma non solo. Cavallo di battaglia di Tavecchio è però la nascita e lo sviluppo di massimo venti centro federali di formazione come già ci sono nel nuoto e nel tennis e nella sua lega dilettanti in cui si devono organizzare corsi, allenamenti e selezionare i migliori talenti calcistici in modo da evitare che i ragazzi vengano presi nelle squadre non per meritocrazia ma “solamente per rimpinguare” le casse esauste delle piccole realtà calcistiche. In un tweet recente Albertini ha proposto un passo indietro al suo diretto avversario e l’ipotesi di commissariamento si è già ventilata nei corridoi di via Allegri a Roma come in precedenza era già accaduto per la Federazione Hockey Prato, per il Pentathlon e per l’Equitazione. Comunque vada a finire alla fine c’è solo da auspicare chiarezza e competenza tale da riportare il nostro calcio nell’Olimpo dei grandi.
 
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