| Grazie a tutti: la F1 come lezione di vita |
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| Lunedì 03 Settembre 2018 06:09 |
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(di Mattia Mauri). Ci sono tre parole che, più delle altre, ho sentito in questi tre giorni passati a Monza in Autodromo a vivere il weekend della formula 1, bellissimo nonostante il sogno del venerdì e del sabato si sia bruscamente interrotto trasformandosi nell’incubo domenicale di un’altra occasione mondiale sprecata da Seb Vettel. Maggiordomo - Questa parola aleggiava nell’aria già dalle libere del venerdì: ogni volta che sfrecciava la Mercedes numero 77 del finlandese Valteri Bottas, qualcuno rumoreggiava “arriva il maggiordomo di Hamilton!”. Non so se preveggente o menagramo, quel rumoreggiare è diventato un urlo di lamento e sdegno la domenica pomeriggio. Il maggiordomo Bottas, infatti, si è prodigato in una di quelle imprese che solo ai più fedeli servitori riesce naturale: ricevere ed eseguire un ordine che, oltre a metterti al servizio di un’altra persona, sacrifica del tutto ogni tua possibilità di realizzazione, demolendo anche il più vago barlume di possibilità “di farcela” che avevi. Il fedele finlandese, nonostante una gomma oramai ridotta alla tela da oltre trenta giri sul circuito brianzolo, accetta con mutismo e rassegnazione l’ordine di scuderia di rimanere in pista a contenere Kimi Raikkonen e favorire il ritorno del compagno di squadra Lewis Hamilton sul ferrarista, concretizzando così le chance dell’inglese di raggiungere la leadership della gara. Gli ordini di scuderia sono nati insieme al Motorsport e non è corretto mettersi a recriminare su una pratica che è sempre esistita (se date un colpo di telefono a Rubens Barrichello, potrà raccontarvi di come funzionavano le cose in Ferrari tra lui e Michael Schumacher); tuttavia, nell’intera storia del Motorsport, non si era mai sentito un ordine di scuderia così penalizzante per le prestazioni della vettura di un pilota e così esplicitamente finalizzato a sfavorire un avversario (“Keep Kimi behind”); altrettanto unico è stato che, intervistato a riguardo, il pilota vittima dell’ordine di scuderia ha riconosciuto nelle interviste post gara la sua posizione di umile e prostrato servo del compagno di squadra in lotta per il mondiale, senza nemmeno quel filo di fastidio e umiliazione che un pilota deve sentire nel momento in cui viene mandato in pista in condizioni di non competitività, al solo fine di facilitare il sorpasso di un altro pilota.
Blistering - Se per parlare di ordini di scuderia conviene rivolgersi al finlandese Bottas, per capire il blistering è consigliabile sentire il diversamente loquace finlandese Kimi Raikkonen. Addio - E’ stato un weekend con almeno tre addii, solo uno dei quali esplicitamente affermato: quello di Fernando Alonso. L’anno prossimo, infatti, Nando correrà nella Indy Car, campionato statunitense che, a quanto dichiarato dallo spagnolo, gli darà più stimoli che l’attuale Formula 1. Sarà sicuramente una grande perdita per la Formula 1: enorme talento alla guida, esempio di determinazione, pluricampione del mondo, un titolo sfiorato con la Ferrari, ha collezionato tante vittorie e altrettanti team radio epici, tra lamentele e sfottò di vario genere nei confronti di macchine e colleghi. Ci mancherà. Come ogni anno, grazie a tutti coloro che hanno reso possibile per noi appassionati vivere il grande sogno della Formula 1: è stato tutto bellissimo, coinvolgente, pieno di passione, di calore, di tensioni, gioie e delusioni condivise. Non vedo già l’ora che sia settembre 2019, con la speranza di vedere finalmente una Rossa dove un pubblico da primato come quello di Monza merita di vederla.
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