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Quelle 18 buche che stregarono Buzzati Stampa
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Giovedì 15 Settembre 2016 12:34
(Laura Giulia D’Orso) Tra campioni illustri e buche mozzafiato, l’emozione per il 73° Open d’Italia, nel parco di Monza, il più grande parco cintato europeo è tangibile. Con una buona dose di etichetta, hanno preso il via, ieri mattina, alle 7.30 sul tee 1 e sul tee 10, i primi due quartetti che hanno aperto la competizione.
160915 golfGiocato seguendo le regole del Royal & Ancient Golf Club di Saint Andrews, il torneo è aperto ai soci effettivi del PGA European Tour e ai dilettanti con handicap zero o inferiore. La prima e la seconda giornata Pro Am (un professionista che gira con tre amatori) hanno visto la partecipazione di numerose personalità del mondo sportivo. Questa formula permette ai giocatori professionisti di saggiare il percorso delle 72 buche e leggere il green e ai giocatori am che li accompagnano di carpire consigli e tecniche di approcci rigorosamente in lingue inglese. La prima giornata è trascorsa in condizioni “quasi estive” la seconda, sotto la pioggia in un clima più “nordico”.

Il Torneo è il primo degli eventi messi in campo dalla Federazione Italiana Golf con un percorso di impegni e tornei che porterà alla Ryder Cup che arriverà a Roma nel 2022.

E così, il Presidente Armando Borghi riallaccia i fili della storia. All’ingresso del lungo ed accogliente viale di ingresso numerose gigantografie dei campioni del passato ricordano che il golf prima che sport è filosofia di vita, è un codice d’onore che coinvolge chi lo pratica in prima persona. Chi viola le regole, si autodenuncia ai giudici chiamandoli e chiedendo come deve comportarsi, il gioco diventa concentrazione allo stato puro, un mix di sensazioni e tecnica.

In questi due giorni si sono incrociati i 10 giocatori tra i primi 50 del ranking mondiale e 21 complessivamente tra i primi 100; nove past winner compresi Francesco Molinari nel 2006 e lo svedese Rikard Karlberg, campione uscente; 87 vincitori nell’EuropeanTour, provenienti da 26 nazioni, sono in grado di puntare al titolo.

Proprio Francesco Molinari, ieri in conferenza stampa, ha ricordato i suoi dieci anni trascorsi della vittoria storica nell’Open di Tolcinasco, i suoi percorsi migliori, le vittorie più belle, gli amici più cari, le scelte tecniche e difficoltà delle 18 buche monzesi: la buca 3 con un par 3 impegnativo per lunghezza e dimensioni del green, la buca 5 con un par 4 molto impegnativo per il tee shot obbligato, probabilmente la buca più difficile del percorso, la buca 18 con un par 4 difficile, sia per il disegno della buca che per la lunghezza, l’approccio del tee shot migliore è nella parte destra del fairway per evitare l’interferenza delle piante che proteggono il green a sinistra.
Giro di boa in vista della finale di domenica e domani si replica.