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Il tempo sospeso di un minuto di silenzio PDF Stampa E-mail
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Venerdì 26 Agosto 2016 13:20
Messaggi di vicinanza da parte di innumerevoli campioni dello sport si sono affiancati durante la giornataalle dichiarazioni del Coni, nella persona di Giovanni Malagò e della Figc con il presidente Tavecchio, che hanno proposto un minuto di silenzio nelle manifestazioni sportive della settimana.
Tutti desiderosi di stringersi idealmente in un abbraccio al popolo terremotato del centro Italia.  Eppure, pur desiderosi di esserci, almeno con il pensiero, è parso quasi che più che manifestazioni di cordoglio alcune "twitterate" apparissero comparsate.
Tanti minuti di silenzio negli stadi, commemorati grandi uomini ormai scomparsi o campioni che hanno segnato epoche, rappresentanti dello Stato o ancora immani tragedie naturali o crudeli atti terroristici.
Ma non basta per "sentirci" a posto con la coscienza!

Un minuto di silenzio in cui la voce del cronista, la folla nello stadio ad un preciso segnale, tacciono per poi confluire in un applauso liberatorio.

Il resto è silenzio, scriveva Shakespeare nell'Amleto. Il tumulto della vita, il suo sangue, le sue azioni. Poi tutto il resto è il muto mistero dell’origine. La vita è suono, è voce, è comunicazione, è movimento. E non potrebbero esistere se non esistesse anche la percezione del silenzio.

Ma oltre a ciò ci si aspetta da chi, vivendo in un mondo privilegiato aiuti anche concretamente, come la fondazione Agnelli che ha deciso di stanziare 150,milioni di euro.

Le origini del rito risalgono ad un momento storico drammatico: la fine della Prima guerra mondiale. Era il maggio 1919 Edward George Honey, giornalista australiano a Londra, scrisse una lettera al quotidiano English News proponendo una sentita forte commemorazione per primo anniversario che poneva fine della Grande Guerra, firmato l’11 novembre 1918.
Proponeva inoltre le modalità del rito: cinque minuti soltanto. Cinque minuti di silenzio per la nazione. Una intercessione sacra per tutti i Morti Gloriosi che conquistarono per la pace per rifondare la speranza e la fede nel domani.
Ma voleva che questa cerimonia non si svolgesse nelle chiese ma nelle strade, nelle case, nei teatri; ovunque la vita vivesse.
Una vera cerimonia, un rito che consentiva a ogni uomo, credente o meno, di entrare in comunione con i morti per la patria, nel ricordo.

Re Giorgio V la rese operante, e l’11 novembre 1919 ebbe luogo. Cinque minuti parevano troppi e si scelse il tempo di due minuti. Lo condivisero tutti paesi del Commonwealth, a cui si aggiunsero altre nazioni tra cui Francia e Belgio. Il silenzio assoluto resta perciò incastonato nel ricordo di tragedia con la speranza che non ricapiti più.

 
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