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La FIFA e quel (minuto di) silenzio assordante PDF Stampa E-mail
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Mercoledì 18 Novembre 2015 14:59
151118 pallone da calcio(Laura G. D’Orso) Immaginate una partita di calcio amichevole organizzata all’indomani degli attentati terroristici di Parigi. Supponete che si tenga ad Istabul, alla presenza delle autorità di entrambi i Paesi che disputano l’incontro e cioè il primo ministro turco Ahmet Davutoglu ed il greco Alexis Tsipras. Rammentate poi che la Turchia compare nella lista dei Paesi che si starebbe preparando all’ingresso nell’Ue.
In questa cornice, ieri sera, durante il minuto di silenzio di commemorazione per le vittime di Parigi che la FIFA ha richiesto per tutte le manifestazioni sportive, si sono levati dagli spalti fischi assordanti e grida che poco avevano di commemorativo.
Non volendo entrare in alcun modo in giudizi politici ed etici c’è però da chiedersi come mai questa mattina nessuna delle più alte cariche che rappresentano il calcio a livello mondiale abbia sentito l’esigenza di esprimersi sull’accaduto.

Già dal 2011, con successive aggiunte e modifiche la FIFA si è data un dettagliato Codice Disciplinare per descrivere le violazioni alle norme deliberate e sanzionarle nel modo più idoneo ed incisivo.

L’art. 58. di questo codice FIFA include nella fattispecie anche azioni o parole riguardanti violazioni causate da tifoserie o spettatori. Recita l’art. 1. a) Chiunque offenda la dignità di una persona o di un gruppo di persone attraverso parole o azioni di disprezzo, discriminatorie o denigratorie nei confronti della razza, del colore, della lingua, della religione e delle origini... e, nel caso in cui i tifosi di una squadra violino il comma 1 punto a) in occasione di un incontro, nei confronti dell’associazione o del club interessati viene applicata un’ammenda di 30.000 franchi svizzeri, indipendentemente dalla sussistenza di condotta colposa od omissione colposa.

Inoltre, le infrazioni più gravi possono essere punite con ulteriori sanzioni, tra cui, in particolare, l’ordine di disputare uno o più incontri a porte chiuse, la sconfitta a tavolino di un incontro, la detrazione di punti o la squalifica dalle gare internazionali. In aggiunta, agli spettatori che violano il comma 1 punto a) del presente Articolo viene imposta l’interdizione dallo stadio per almeno due anni.

Ma il capitolo più incisivo per combattere ciò che è avvenuto ieri in Turchia è chiarito in maniera dettagliata all’ Art. 67 del suddetto Codice, nel paragrafo “Responsabilità della condotta degli spettatori”.
Al punto 1 e 2 si legge: “l’associazione o il club ospitanti sono ritenuti responsabili della cattiva condotta degli spettatori, indipendentemente dalla sussistenza di condotta colposa od omissione colposa, e, a seconda delle circostanze, sono passibili di ammenda. In caso di gravi disordini è prevista la possibilità di applicare ulteriori sanzioni; e, l’associazione o il club ospite sono ritenuti responsabili della cattiva condotta nell’ambito del proprio gruppo di spettatori, indipendentemente dalla sussistenza di condotta colposa od omissione colposa, e, a seconda delle circostanze, sono passibili di ammenda. In caso di gravi disordini è prevista la possibilità di applicare ulteriori sanzioni. (Nella cattiva condotta rientrano gli episodi di violenza nei confronti di persone o cose, l’attivazione di congegni incendiari, il lancio di oggetti, l’esibizione di slogan ingiuriosi o di carattere politico in qualsiasi forma, esprimersi con parole o suoni offensivi o l’invasione del campo).

Ci si aspetta perciò una chiara e ferma condanna di ciò che è accaduto dai vertici calcistici che in data 16 dicembre 2015 dovranno votare per la carica del nuovo Presidente. Questi sono ad oggi i cinque candidati che hanno passato il benestare della commissione etica: il principe Alì al Bin Hussein di Giordania, lo sceicco del Bahrain e numero uno della Confederazione asiatica, Salman Bin Ebrahim Al Khalifa, l'ex vicesegretario generale della Fifa Jerome Champagne, l'attuale numero 2 della Uefa Gianni Infantino e il giapponese Sexwale, attivista anti-apartheid.

Viene da pensare però che per non irritare i 209 delegati della Federazione Internazionale chiamati ad esprimersi al voto, si sta forse preferendo non “esporsi” in prima persona.
 
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