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Banche Popolari: in Regione mozione contro la riforma Renzi PDF Stampa E-mail
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Martedì 03 Febbraio 2015 23:08
150203 maialino salvadanaioIn data 3 febbraio 2015 il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato una mozione relativa alla riforma delle banche popolari. Nello specifico la mozione impegna la Giunta a tutelare i risparmi e il credito di famiglie e imprese, favorendo il mantenimento del radicamento in forma di banca popolare degli istituti di credito oggetto della riforma varata dal Governo, adoperandosi affinché il decreto non sia convertito in legge. Nel merito è intervenuto il consigliere Antonio Saggese, uno dei firmatari della mozione.
“La riforma di Renzi sulle banche popolari – dichiara - è l’ennesimo provvedimento calato dall’alto, che interviene su un pilastro fondamentale della struttura finanziaria del Paese senza aver aperto una discussione a riguardo con le parti sociali coinvolte. E’ un attentato alla democrazia economica e alla pluralità dei soggetti che dovrebbero essere garanti della concorrenza nel mercato del credito”.
“Il voto capitario non significa meno credito, anzi – prosegue Saggese - è proprio il contrario. Il problema non è ridurre i banchieri ma aumentare il credito, e le banche che lo hanno fatto nel periodo di crisi sono state proprio le popolari, che pertanto vanno salvaguardate. La riforma permetterà agli investitori internazionali come America, Europa, Cina e Arabia di mettere le mani su un patrimonio storico e per lo più lombardo, considerando che la maggior parte della banche coinvolte hanno sede sul territorio regionale. E ovviamente ciò avverrà con l’unica finalità di massimizzare i loro profitti e non certamente di tutelare le imprese e le famiglie”.
“Il pericolo delle acquisizioni e quindi delle successive ristrutturazioni aziendali – spiega il consigliere - è che questa riforma creerà esuberi e quindi disoccupazione. Il governo dovrebbe prima confrontarsi con le parti sociali, aprire discussioni pubbliche per analizzare i rischi che le sue riforme comportano, affinché quel poco di stabilità occupazionale non venga scalfita dalla logica del profitto che farebbe scomparire 150 anni di storia”.
 
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