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Panem et circenses PDF Stampa E-mail
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Lunedì 18 Marzo 2013 21:48
"Da tempo, da quando non vendiamo i voti a nessuno, s’è spogliato delle pubbliche responsabilità, e chi una volta dava il comando, i fasci, le legioni, tutto, ora s’astiene e chiede smanioso solo due cose: pane e circo” (Giovenale, Satire 10-81). Una parte del popolo, quello a cui la sovranità appartiene e la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione, chiede grano e divertimento. E un’altra parte dello stesso popolo, quella più scaltra e subdola, soddisfa la richiesta.
Obnubilare le menti e distogliere l’attenzione da temi importanti, dirottando il popolo bue verso attività ludiche e donando cibo per riempire gli addomi.
Questo è il concetto che ha permeato il mese di Febbraio, forse più di altri periodi.
Febbraio è trascorso con il suo carico di “circenses”, tra guaiti pseudo-canori, rituali polemiche, compensi a sei zeri saldati con il tempestivo pagamento del canone e migliaia di cittadini, precari, inoccupati, professionisti, pensionati, gente di ogni censo, incollati agli schermi per la dose quotidiana di evasione dai problemi. Ma le canzonette finiscono e i problemi rimangono. Manca solo il “panem” perché quello già stato fagocitato e digerito, tra campagne elettorali, rimborsi, dimore in Costa Azzurra, presunte società anonime in Centro America. Quindi “circenses” a pancia vuota e giostre gladiatorie spesso sostituite da 22 atleti sul campo per distogliere l’attenzione degli italiani dagli assalti ai supermercati di Atene, gli agricoltori che regalano frutta e verdura altrimenti destinate al macero per obbedire agli ordini europei sul rispetto delle quote. A seguire le notizie sulle scaramucce da “quattro cantoni” tra chi vuole la sedia e chi non la vorrebbe se la seduta fosse subordinata ad alleanze sempre rifiutate. Coerenza e serietà mista a numeri da circo tragicamente ilari tra autocandidature a dicasteri nevralgici e punti programmatici che si sono persi nella campagna elettorale e ora tornano nella speranza di dare qualche certezza, forse più a chi li propone che a chi li ascolta.
In tutta questa confusione siamo stati tutti alla finestra in attesa di una fumata bianca, non solo metaforica per il nostro Paese, ma anche reale per la nazione confinante che si accingeva ad eleggere il suo nuovo monarca.
Noi invece proseguiamo con fumate nere in attesa di qualcosa. Per comprendere il senso della citazione potremmo immaginare di abolire o sospendere il campionato di calcio. Forse in questo caso la gente scenderebbe davvero in piazza come all’ombra dell’Acropoli. Ma anche senza il pane l’apatia comune verso gli accadimenti della res pubblica è palese. “Loro” fanno sempre come vogliono, “loro” pensano solo alla poltrona, “loro” sono dentro nella politica che è “una cosa sporca” solo perché a volte esponenti di opposti schieramenti si stringono la mano o consumano un pranzo insieme, ma bisogna ricordare che “in politica non esistono nemici, ma avversari”. E per stare in ambito sportivo, quello più amato dal popolo elettore, anche i giocatori di squadre antagoniste prima e dopo la partita si stringono la mano e magari alcuni di loro si incontrano per un aperitivo fuori dai campi. Infine, ricordiamo che “loro” sono i nostri rappresentanti non per infusione iperuranica, ma perché qualcuno, cioè “noi” per restare nell’ambito grammaticale dei pronomi, li abbiamo delegati dando loro la fiducia del “nostro” voto. Semmai “noi” volessimo salire in politica diventeremmo loro colleghi e allora come saremmo visti dagli altri? Saremmo accomunati dal giudizio che noi ora diamo di “loro”.
Tutto questo porta a riflettere che fino a quando non si hanno la mente, la capacità e anche l’educazione civica corretta per capire la società in cui viviamo e le regole che la governano, non si potrà assegnare una priorità alle situazioni che meritano attenzione e alle scelte importanti per la vita comune. E allora si continuerà a scegliere il circo e il pane (se qualcuno ne avanza).
 
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