| Bernardo Caprotti e quel rapporto speciale con Monza |
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| Martedì 04 Ottobre 2016 05:43 |
(Laura G. D’Orso) Le spoglie del patron di Esselunga, Bernardo Caprotti, torneranno in Brianza e verranno tumulate nel cimitero di Albiate, in provincia di Monza, dove l’imprenditore era nato nel 1925. Ma a Monza, il Dottore, come lo chiamavano con referenza e rispetto i suoi collaboratori, era tornato anche qualche mese fa, una delle poche visite ufficiali che ancora metteva in agenda.Era stato ospite ed artefice di una serata allo Sporting di Monza organizzata dal Rotary Club Monza, Monza Ovest, Monza Est, Monza Lissone e Vimercate Brianza est.
La sua Brianza, quella che rispecchiava il suo carattere, il suo stile, la sua schiettezza. Al suo ingresso ad accoglierlo, accompagnato dal dott. Salvietti, c’erano i grandi nomi del territorio lombardo, quasi un omaggio più che all’imprenditore illuminato all’uomo che era e che rappresentava la laboriosità e l’ingegno dell’Italia. Un vistoso tutore lo sorreggeva dai postumi di una caduta ma, pur un po’ fiaccato nel corpo, testa e lingua correvano veloci. Non era venuto a parlare di “grande distribuzione”, dei suoi punti vendita, dei suoi supermercati del nord d’Italia. Ai quasi 200 spettatori raccontava un nuovo sogno, un altro progetto, un’altra idea, che all’età di 90 gli era balenata per la testa: la trasformazione dell’aeroporto di Montichiari e dell’aeroporto militare di Ghedi in un hub per rilanciare l’economia italiana che coinvolgesse l’Alta Italia. Un unico nodo di collegamento proprio nel cuore della regione economicamente trainante.
Applicava alla costruzione di questo snodo intercontinentale aereo, la stessa logica ferrea che applicava per le aperture dei suoi punti vendita. “Per avere successo e riscontro di pubblico deve sorgere in un punto strategico. L’ubicazione è fondamentale”. Giudicava Malpensa un aeroporto troppo decentrato e Linate poco competitivo. Non possedeva un suo aereo privato o un elicottero e ciò gli aveva permesso di toccare con mano il problema dei traporti aerei. Lui era fatto così, viveva in prima persona per capire, mangiava i suoi prodotti per analizzarli, pranzava alla mensa con i suoi dipendenti perché alla fine lui era “uno di loro”.
Il progetto, come lo aveva esposto, non era assolutamente campato per aria. E gli ospiti erano stati ad ascoltare in un clima surreale di rispetto. Lui non aveva quasi toccato cibo preso com’era dal raccontare e dallo snocciolare cifre del suo nuovo progetto, come fosse stato un ragazzino … novantenne. Mancherà un po’ a tutti ne sono sicura. Sicuramente a coloro, e tra quelli mi ci metto anch’io, a cui ha reso la spesa un po’ più comoda, un po’ più elitaria, un po’ più lombarda, e per i suoi tanti clienti scusate ma non è poco. |




(Laura G. D’Orso) Le spoglie del patron di Esselunga, Bernardo Caprotti, torneranno in Brianza e verranno tumulate nel cimitero di Albiate, in provincia di Monza, dove l’imprenditore era nato nel 1925. Ma a Monza, il Dottore, come lo chiamavano con referenza e rispetto i suoi collaboratori, era tornato anche qualche mese fa, una delle poche visite ufficiali che ancora metteva in agenda.
