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Banche Popolari: no alla riforma, si al ricorso PDF Stampa E-mail
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Martedì 22 Settembre 2015 05:40
141020 denaro e carrello«No alla riforma del Governo sulle banche popolari, sì ai ricorsi presentati alla Corte Costituzionale contro la legge»: è quanto ribadisce il consigliere regionale Antonio Saggese, primo firmatario della mozione approvata dal Consiglio regionale per promuovere il ricorso di Regione Lombardia contro la riforma e in occasione del convegno organizzato oggi a Palazzo Pirelli intitolato “Dove vanno le banche popolari?”.
«La riforma varata solo dal Governo italiano – dice Saggese – è figlia di quel sistema che ha fatto pagare ai cittadini il costo della crisi del sistema bancario ed è in antitesi rispetto alla soluzione di ridurre il numero delle grandi banche per evitare che le loro dimensioni, e il loro fallimento, ripetano gli effetti della crisi del 2008. L’eliminazione del voto capitario faciliterà le acquisizioni e le fusioni, e un cliente che ha due linee di credito presso due banche oggetto di fusione inevitabilmente se ne vedrà togliere una. Prevarrà la logica capitalistica, dove per aumentare i profitti saranno incentivate le operazioni di finanza speculativa e ridotti i costi, fra cui quelli del personale».

Proseguendo con i dati che caratterizzano il tessuto delle banche popolari lombarde investite dalla riforma, il consigliere precisa: «Con 3.276 sportelli, 119 miliardi di depositi in conto corrente, 162 miliardi di finanziamenti, 5,5 milioni di clienti e 30.000 dipendenti, le banche popolari lombarde sono un patrimonio da difendere. Il nostro compito è quello di tutelare il risparmio e di assicurare credito e lavoro, evitando che dall’estero le banche in difficoltà, al fine di coprire le loro perdite, mettano le mani sui risparmi dei clienti di quelle banche popolari oggi ben patrimonializzate, dopo i recenti aumenti di capitale richiesti dalla Bce. Una preoccupazione in questo momento particolarmente sentita – prosegue Saggese – visto che dal prossimo gennaio sarà introdotto il “Bail in”, ossia il salvataggio delle banche con i depositi di noi correntisti e non ci pensiamo minimamente di far coprire le perdite di chi all’estero ha speculato e poi perso».

«La riforma varata dal Governo Renzi - riprende Saggese – ha troppe insidie, dall’esubero di 20.000 posti di lavoro alla contrazione del credito, che (dati Assopopolari) saranno pari a 80 miliardi di euro di crediti, di cui 25 in meno alle famiglie e 55 alle imprese. Una contrazione che ci preoccupa visto che gli stessi dati prospettano una drastica riduzione del PIL (-3%). In Lombardia, dove le banche popolari sono nate e dove la loro presenza e la loro attività è in percentuale ancora più incidente rispetto al quadro nazionale, tale riforma rischia di produrre effetti ancora più pesanti».

Soffermandosi infine sugli estremi del ricorso depositato da Regione Lombardia presso la Corte Costituzionale contro il decreto del Governo centrale, il consigliere aggiunge: «Il provvedimento del Governo incorre in una serie di motivi di incostituzionalità. La riforma infatti vìola l’articolo 77 della Costituzione, che prevede il ricorso al decreto legge solo in casi straordinari di necessità e di urgenza, e i diritti alla libera associazione, al lavoro in tutte le sue forme compresa quella cooperativa, alla libera iniziativa economica e alla proprietà, perché la trasformazione in società per azioni svuota in gran parte il diritto di proprietà dei soci delle banche popolari. Ancora, il provvedimento vìola il terzo comma dell’articolo 117 della Costituzione, in quanto le banche popolari, considerato il loro stretto collegamento con il territorio, hanno un ruolo strettamente regionale».

 
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