 ( Paolo Paleari) Ventiquattro maggio 1915 - ventiquattro maggio 2015: giusto un secolo fa il Regno d’Italia scende in guerra contro l’Austria Ungheria e gli stati tedeschi e si avventura in una tragedia che compie sì il sogno risorgimentale di un’Italia unita dal Brennero alle città dell’Istria, ma a quale prezzo! Già tra la fine di luglio e la prima metà di agosto dell’anno precedente, il 1914, mezza Europa viene coinvolta in un conflitto di immani proporzioni, il più grande che la storia tramanda sino a questo momento. Una conflitto che per vastità, impiego di mezzi e per implicazioni politiche cambia per sempre il modo di pensare e di vivere e che, in un certo senso, apre le porte all’età contemporanea.
La città di Monza coglie l’inizio di questa guerra appena uscita dalle elezioni comunali, con sentimenti contrastanti, ma stretta attorno a chi guida la Nazione. Sulla stampa, nel dibattito politico e civile si rincorrono ancora appelli alla ragionevolezza (la “vigile neutralità dell’Italia” ripreso dal deputato monzese Cesare Nava,) e alla pace (tra cui quelli del cardinale Andrea Ferrari, e del papa Benedetto XV). Si costituisce in città una “Lega intervenzionista”, che però ha assai poca fortuna e con i primi del 1915 opera un Comitato di Preparazione, si stabilisce un nuovo calmiere per i generi di prima necessità e si assiste al richiamo, presso il Distretto Militare, delle classi che vanno per lo più a comporre il 159° Reggimento Fanteria. Dopo la denuncia della Triplice Alleanza il 4 maggio, il 20 si apprende del discorso alla Camera sulla “ineluttabilità dell’intervento”. Segue la dichiarazione di guerra il 24. Il 27 maggio, verso sera, un migliaio di richiamati sfilano già per le vie della città verso la Stazione Ferroviaria. Li accompagna l’intera cittadinanza, con la banda cittadina. E’ il modo di esprimere un sentimento di fraternità e di vicinanza a chi va a compiere un grave dovere. In meno di tre settimane Monza piange il suo primo caduto: si tratta di Augusto Conti, sottotenente nel III reggimento Alpini, che perde la vita il 13 giugno, nel corso di un combattimento sulla Cima Vallone, in Carnia. Lungo l’intero il corso del conflitto lo seguiranno altri 670 Monzesi. Il numero dei feriti, degli orfani e delle vedove si è perso nel tempo. Come per il passato, il 24 maggio torna ogni anno. E stavolta, nella solennità del centenario, questa data è un’occasione ulteriore per ricordare l’esempio e il sacrifico di tanti giovani e meno giovani, uomini e donne, Italiani ed Europei, coinvolti e divisi su fronti differenti, ma accomunati dalle stesse attese, paure e speranze. Essi ci chiedono indubbiamente di non dimenticarli, ma anche di preservare i valori più preziosi che l’uomo e la società possiede: la fede, la pace, la giustizia, il lavoro.
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