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Il Macello del Sindaco e i soldi dei monzesi PDF Stampa E-mail
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Martedì 28 Aprile 2015 06:41
Indice
Il Macello del Sindaco e i soldi dei monzesi
- La causa civile e la condanna
- Un lavoro a costo zero per Monza
Tutte le pagine
150504 finestra decrepita(Paolo Mariani) La giunta Faglia è stata in carica dal 2002 al 2007 (e l’attuale Sindaco Scanagatti era assessore). Durante questo periodo è stato posto in essere un concorso di idee per la ristrutturazione e il recupero del Macello, un’area molto vasta che si estende da via Mentana fino al Canale Villoresi in fondo a via Procaccini. Ad aggiudicarsi questo concorso per lo sviluppo di un progetto esecutivo è stata una società torinese. Al termine del mandato gli elettori non hanno confermato il Sindaco Faglia e la giunta della subentrante amministrazione Mariani, pensando che l’idea fosse buona ha proseguito la strada dei predecessori senza farragini ideologiche ed ha operato affinché il progetto esecutivo vedesse la luce, aggiungendo lo spostamento del canile sia perché il vecchio insediamento non rispondeva più alle esigenze della provincia di Monza e Brianza, sia per l’evidente incompatibilità con le attività che si andavano prospettando con il recupero dell’area.
Il progetto esecutivo richiede anni di lavoro, anche perché l’area è sotto la tutela della Sovrintendenza alle Belle Arti: si pensi alla presenza delle tettoie per la protezione degli animali risalenti all’EXPO di Torino del 1906. Alla fine del 2011, comunque, il progetto è pronto, il piano economico è definito e tutti gli aspetti burocratici sono superati… occorrono solo i tempi fisiologici per l’apertura di un cantiere di tale importanza.
Ma… nella primavera del 2012, le urne mandano a casa la Giunta Mariani; la guida della città passa nelle mani del Sindaco Scanagatti e il contratto stipulato con l’azienda piemontese viene revocato, prima ancora che l’aggiudicatario possa spostare un sassolino dall’area.

130701 martello giudiceIn ogni caso, ritenendo scorretto il comportamento dell’amministrazione cittadina, l’azienda piemontese persegue le vie legali (causa civile di I grado iscritta al R.G. 683/2013) e il tribunale riconosce l’illiceità del comportamento del Comune, il diritto della società alla risoluzione del contratto e all’indennizzo (Sentenza 197/15 dell’8 gennaio 2015).
La pagina 20 della citata sentenza, alla terza riga recita testualmente che “una volta intervenuta la stipulazione del contratto per l’affidamento dell’appalto di lavori pubblici, l’amministrazione non può esercitare il potere di revoca dovendo operare con l’esercizio del diritto di recesso...”. Pur ammettendo la delicatezza tecnico-giuridica delle azioni citate una confusione di tal tipo è grave per un pubblico amministratore.
Ancora è da notare come l’intervento previsto e contrattualizzato dalle giunte Faglia e Mariani sarebbe stato a costo zero per le casse del Comune di Monza, cosa che non si può dire dell’azione condotta dalla Giunta Scanagatti.
In pratica il giudice, oltre a sentenziare che il comportamento dell’amministrazione a guida Roberto Scanagatti è manchevole e inadempiente, ha condannato il Comune di Monza (leggasi i cittadini monzesi onesti e contribuenti) a pagare una penale di Euro 2.600.000 (sì, avete letto bene: due milioni seicento mila euro). Come stanno veramente le cose? È vero che la giunta Mariani non è riuscita a concludere il progetto e dare avvio ai lavori, come sostenuto dall’attuale primo cittadino?

Un lavoro a costo zero per Monza
La pagina 22 della sentenza recita per chi non lo sapesse che “...non può non rimarcarsi come l’opera (rectius il project financing attraverso cui avrebbe dovuto essere realizzata, a costo zero per le casse pubbliche, la riqualificazione di una vasta area adibita a macello) fosse stata inserita nel piano triennale delle opere pubbliche relativo agli anni 2005-2007 ed in quello relativo agli anni 2006-2008, entrambi regolarmente approvati con le delibere consiliari...
A pagina 31 il giudice smontando le giustificazioni del Comune di Monza e del maldestro tentativo di ribaltare le colpe ne sottolinea ulteriormente la poca correttezza dell’operato scrivendo che “Il Comune di Monza, tentando di mascherare il proprio inadempimento di cui di qui a breve si darà conto, ha imputato all’attrice una serie di inadempimenti...”.
Ma sono le pagine 36 e 37 quelle che contengono il parere più grave decretando il torto dell’amministrazione. Si legge infatti come sia evidente che “la mancata costituzione in favore di Hi-Senses [la società torinese vincitrice dell’appalto, n.d.a.] del diritto di superficie (...) rappresenta, quindi, un inadempimento contrattuale di notevole importanza nell’equilibrio contrattuale...”.
E pur volendo considerare il termine pattuito come non essenziale, il comportamento contrattuale manifestato dalla P.A. [leggasi Comune di Monza e Giunta Scanagatti] nei mesi immediatamente successivi all’intimata risoluzione (...) inducono il Tribunale a ritenere ormai definitiva la volontà di non adempiervi...
Pensando male, con buona probabilità di indovinare, si potrebbe ipotizzare che l’inerzia attuale sia strategica e che si sia pianificato di recuperare il tempo perduto verso la fine del mandato amministrativo in modo da mostrare un’attività frenetica di miglioramento della città propedeutica alla propaganda elettorale. La questione del macello è la più evidente, ma non è la sola. Ci sono altri progetti utili per la città che sono stati abbandonati o gestiti in modo discutibile: l’area ex fiera per il Centro Polifunzionale, lo Stadio Sada, il Vecchio Ospedale, il supermercato di Viale delle Industrie (Anche Monza avrà le sue torri).
Ad oggi i motivi di questo comportamento rimangono oscuri e si possono solo fare ipotesi, mentre il dato di fatto, reale e tangibili è l’esborso della penale. Le motivazioni dell’attuale primo cittadino Scanagatti sembrano inconsistenti. È poco plausibile che una persona della sua esperienza amministrativa non distingua il progetto esecutivo dall’idea di progetto. Parafrasando la nota battuta di Totò possiamo solo dire “...e i monzesi pagano”.
 
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