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Standing ovation per Luca Salsi in concerto alla Scala PDF Stampa E-mail
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Mercoledì 21 Giugno 2023 20:48

(Vittoria Lìcari) Qualche giorno fa, parlando della prossima stagione del Teatro alla Scala, il sovrintendente Dominique Meyer ha sottolineato come, in questo periodo, il panorama internazionale della vocalità sia particolarmente ricco di grandi voci baritonali, portando a esempio il tedesco Michael Volle – che sarà Wotan nel Rheingold in cartellone nell’autunno del 2024 e poi nei successivi titoli del Ring che verranno messi in scena nel 2025 e 2026 – , il mongolo Amartuvshin Enkbat – già ottimo Rigoletto lo scorso anno, notevole Carlo Gérard nelle due ultime recite di Andrea Chénier nella stagione tuttora in corso, e atteso nei panni di Alfio e di Tonio nel dittico Cavalleria rusticana/Pagliacci in programma per la primavera 2024 -, il francese Ludovic Tézier – di cui è stato preannunciato un prossimo ritorno al Piermarini – e il nostro Luca Salsi, che il prossimo 7 dicembre, sarà alla sua quarta inaugurazione scaligera – dopo quelle del 2017 con Andrea Chénier, del 2019 con Tosca e del 2021 con Macbeth. Quest’anno interpreterà il Marchese di Posa nel Don Carlo inaugurale, e poi, a febbraio, sarà il protagonista di Simon Boccanegra.

 Domenica 11 giugno - a quattro giorni dall’anteprima di Macbeth a sostegno dell’iniziativa “Viva Verdi” promossa dal MIC in collaborazione con i teatri lirico-sinfonici italiani, per sostenere il progetto di salvaguardia, promozione e valorizzazione di Villa Verdi, la casa-museo del compositore a Sant’Agata di Villanova sull’Arda - Luca Salsi si è “concesso” una pausa concertistica. Molto interessante, oltre che di rara coerenza interna, il programma tutto francese, aperto in chiave cameristica nei nomi di Georges Bizet (Voyage e Pastel, su versi di Philippe Gille) e Reynaldo Hahn (Si mes vers avaient des ailes, poesia di Victor Hugo), è proseguito nel segno degli operisti italiani impegnati con il grand-opéra. Ed ecco quindi il rossiniano Guillaume Tell (“Sois immobile”), la donizettiana Favorite (“Léonor, viens!”) e un trittico verdiano composto da Les vêpres siciliennes (“Au sein de la puissance”), dalla versione francese di Macbeth (“Honneur, respect, tendresse”), e da Don Carlos, con la morte di Rodrigo.

A questo punto, l’artista si è scatenato in una serie di bis scatenando, a sua volta, l’entusiasmo del pubblico con le pagine più celebri dei suoi grandi ruoli operistici (Rigoletto, Carlo Gérard, Jago), ma anche con una magnifica esecuzione di “L’alba separa dalla luce l’ombra”, seconda delle quattro Canzoni d’Amaranta, composte da Francesco Paolo Tosti sui versi di Gabriele D’Annunzio.

 

All’apice della sua maturità artistica, Salsi ha offerto un’antologia del suo ampio e variegato repertorio, sfoggiando i propri mezzi vocali con grande eleganza e intensa misura espressiva, e instaurando una profonda intesa con il pubblico, che lo ha ricambiato con grandissimo calore.
A suggellare la serata, l’aria di Dulcamara dall’Elisir d’amore di Gaetano Donizetti, la cui perfetta interpretazione avrebbe senz’altro fatto felice il grande Enzo Dara, che del giovane Salsi fu uno dei mentori.

 
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