| Da New York a Milano: la collezione Thannhauser del museo Guggenheim a Palazzo Reale |
|
|
|
| Sabato 26 Ottobre 2019 22:42 |
|
(Vittoria Licari) Fino al prossimo 9 febbraio la città di Milano offre la straordinaria opportunità di ammirare un gruppo di opere davvero emozionanti che solitamente si trovano oltre oceano.
Il museo Solomon Guggenheim di New York ha infatti organizzato il primo tour europeo di un'ampia parte della splendida collezione frutto della donazione del mercante d'arte tedesco Justin Thannhauser (Krumbach, 1892 - Berna, 1976) e della sua seconda moglie Hilde Breitwisch, di cui il Palazzo Reale di Milano è la terza e ultima tappa, dopo il Guggenheim di Bilbao e l'Hotel de Caumont di Aix-en-Provence.
Come giustamente sottolinea Domenico Piraina, direttore del Palazzo Reale, con questa raccolta « il Guggenheim ha allargato il raggio storico della propria collezione incorporando opere impressioniste e postimpressioniste e arricchendo la presenza di opere di Picasso. [...] La storia dei Thannhauser come mercanti d'arte» - prima di Justin suo padre Heinrich, con il quale egli collaborò fin da giovanissimo «inizia nel 1909 con l'apertura a Monaco della Moderne Galerie, che si distingue subito per l'alta qualità della proposta culturale e commerciale. Basti pensare che proprio alla Moderne Galerie si svolge la prima mostra del movimento del Cavaliere azzurro, i cui promotori furono Kandinsky, artista amatissimo peraltro da Solomon Guggenheim, il quale finì per possedere centocinquanta opere dell'iniziatore dell'astrattismo, e Franz Marc. Sono i Thannhauser che aiutarono a far conoscere artisti precedentemente poco conosciuti come Vincent van Gogh e Henry Rousseau. Sono sempre loro a ospitare nel 1913 la prima mostra in Germania dei nostri Futuristi e furono sempre loro che, partecipando nello stesso anno al celeberrimo Armory Show di New York, ebbero il merito di introdurre l'arte moderna europea negli Stati Uniti. Sempre nel 1913 organizzarono una delle più grandi mostre di Picasso in Germania, che originò una profonda amicizia tra Justin Thannhauser e Pablo Picasso che durerà per ben sessant'anni e che terminerà solo con la morte dell'artista spagnolo nel 1973. A queste esposizioni seguiranno quelle di Gaugin, di Cézanne, di Matisse, la cui mostra realizzata nel 1939 fu la più grande mai organizzata in Germania. E prima ancora vi era stata quella dedicata a Van Gogh, che rappresentò la consacrazione definitiva dell'artista olandese. Si calcola che passarono dalle mani dei Thannhauser un centinaio di dipinti di Van Gogh e quindi il loro contributo nella promozione dell'artista olandese fu assolutamente decisivo, come è stato ben dimostrato in una recentissima pubblicazione del Van Gogh Museum di Amsterdam.»Questa mostra fa dunque riflettere sull'importanza delle origini di un museo e del contesto in cui esso si è formato. Nel caso in questione siamo di fronte all'ingresso in una raccolta comprendente opere astratte, le più amate da Solomon Guggenheim, di opere precedenti che contribuiscono a contestualizzare quelle già presenti: è questo il caso, per esempio, della Mucca gialla di Franz Marc, dipinto che si colloca alle origini dell'espressionismo, che fu esposta nel 1911 alla Moderne Galerie di Monaco di Baviera nell'ambito della prima mostra dedicata al movimento del Cavaliere azzurro (Blaue Reiter), o dei quadri di Picasso che, rappresentando i quattro periodi creativi dell'artista, permettono di osservare quanto Le moulin de la Galette (1900) sia debitore all'opera di Toulouse-Lautrec.
Gli anni a cavallo fra la fine dell'800 e l'inizio del ‘900 furono caratterizzati da una molteplicità di linguaggi, sia in pittura sia in musica, che generarono influenze reciproche. L'osservazione dell'assessore alla cultura del Comune di Milano Filippo Del Corno richiama alla mente nomi come Debussy, Milhaud, Stravinskij, Weill, Schönberg, Hindemith, Bartók, De Falla. Le vicende storiche portarono poi pittori, musicisti e collezionisti - e questo fu anche il caso di Thannauser - a lasciare l'Europa alla volta degli Stati Uniti d'America. Ecco un altro motivo per cui i musei devono costituirsi anche come centri di ricerca sulle ragioni storiche che stanno alla base delle collezioni che in essi sono conservate.
I quadri esposti, insieme a quattro sculture piccole, ma splendide - tre di Degas e una di Aristide Maillol - costituiscono un percorso visivo emozionante: partendo dalla Donna con vestito a righe di Manet, passando per Renoir, Cézanne, Monet, Van Gogh, Gauguin, Rousseau, Braque, Matisse, Picabia, Kandinskij, Delaunay, Klee, Marc, si culmina con la ricca sezione dedicata a Picasso. Non meno emozionante, però, è vedere la firma di Peggy Guggenheim sul libro degli ospiti di casa Thannhauser, e pensare che in quella casa si ritrovavano grandi personaggi del mondo della cultura, dell'arte, della musica, del teatro, del cinema, della fotografia, come Leonard Bernstein, Louise Bourgeois, Henry Cartier-Bresson, Marcel Duchamp, Arturo Toscanini.
La mostra è curata da Megan Fontanella, curatrice di arte moderna al Guggenheim di New York.
Il catalogo è pubblicato da Skira.
|




Come giustamente sottolinea Domenico Piraina, direttore del Palazzo Reale, con questa raccolta « il Guggenheim ha allargato il raggio storico della propria collezione incorporando opere impressioniste e postimpressioniste e arricchendo la presenza di opere di Picasso. [...] La storia dei Thannhauser come mercanti d'arte» - prima di Justin suo padre Heinrich, con il quale egli collaborò fin da giovanissimo «inizia nel 1909 con l'apertura a Monaco della Moderne Galerie, che si distingue subito per l'alta qualità della proposta culturale e commerciale. Basti pensare che proprio alla Moderne Galerie si svolge la prima mostra del movimento del Cavaliere azzurro, i cui promotori furono Kandinsky, artista amatissimo peraltro da Solomon Guggenheim, il quale finì per possedere centocinquanta opere dell'iniziatore dell'astrattismo, e Franz Marc. Sono i Thannhauser che aiutarono a far conoscere artisti precedentemente poco conosciuti come Vincent van Gogh e Henry Rousseau. Sono sempre loro a ospitare nel 1913 la prima mostra in Germania dei nostri Futuristi e furono sempre loro che, partecipando nello stesso anno al celeberrimo Armory Show di New York, ebbero il merito di introdurre l'arte moderna europea negli Stati Uniti. Sempre nel 1913 organizzarono una delle più grandi mostre di Picasso in Germania, che originò una profonda amicizia tra Justin Thannhauser e Pablo Picasso che durerà per ben sessant'anni e che terminerà solo con la morte dell'artista spagnolo nel 1973. A queste esposizioni seguiranno quelle di Gaugin, di Cézanne, di Matisse, la cui mostra realizzata nel 1939 fu la più grande mai organizzata in Germania. E prima ancora vi era stata quella dedicata a Van Gogh, che rappresentò la consacrazione definitiva dell'artista olandese. Si calcola che passarono dalle mani dei Thannhauser un centinaio di dipinti di Van Gogh e quindi il loro contributo nella promozione dell'artista olandese fu assolutamente decisivo, come è stato ben dimostrato in una recentissima pubblicazione del Van Gogh Museum di Amsterdam.»
