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Al Museo Teatrale alla Scala la mostra “La Magnifica Fabbrica” PDF Stampa E-mail
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Domenica 30 Dicembre 2018 15:20
 
(Vittoria Lìcari) È stata inaugurata all'inizio di Dicembre, presso il Museo Teatrale alla Scala, la mostra “La magnifica fabbrica – 240 anni del Teatro alla Scala da Piermarini a Botta”, a cura di Pierluigi Panza e Fulvio Irace, in cui è illustrata la storia di un teatro che, dalla sua fondazione, ha rispecchiato la storia e le trasformazioni della città di Milano.
Già la sua inaugurazione, il 3 agosto 1778, aveva rappresentato una grande novità: un teatro costruito in solida pietra e su di un’area urbana esterna agli edifici del potere, che andava a sostituire il ligneo Teatro Ducale, andato a fuoco poco più di due anni prima. Nel corso della sua secolare storia, alle modifiche negli arredi e nelle decorazioni si sono aggiunti interventi strutturali che lo hanno reso un palcoscenico sempre all’avanguardia anche dal punto di vista tecnico-architettonico.
La ristrutturazione effettuata fra il 2002 e il 2004 su progetto dell’architetto Mario Botta ha testimoniato ancora una volta la capacità della Scala e di Milano di ripensarsi in funzione delle nuove esigenze funzionali e artistiche, ma anche urbanistiche, mantenendo un giusto equilibrio fra rinnovamento costante e conservazione di un patrimonio storico-architettonico che appartiene ormai all’umanità intera. Contemporaneamente alla mostra, è stato presentato anche il completamento del progetto di Botta che, con la ristrutturazione dell’edificio di via Verdi retrostante al teatro, garantirà nuovi spazi per le attività artistiche, tecniche e amministrative della Scala, rendendole ancora più efficienti e coordinate. Nel corso della presentazione, l’architetto Botta ha sottolineato come un buon progetto architettonico nasca sempre da una buona committenza, che, nel caso della Scala, è la collettività, venuta a sostituire, nel tempo, la buona borghesia cittadina.
Quando si alza il sipario – ha proseguito Botta – ha inizio un sogno collettivo che porta il pubblico oltre la realtà, e che non può essere sostituito da alcuna rappresentazione virtuale. Il teatro costituisce, dunque, il territorio della memoria, che risponde alla nostra necessità di vivere le emozioni già vissute da chi ci ha preceduto. Ciò che manca ai teatri costruiti oggi è proprio questa memoria collettiva, frutto della successione delle diverse epoche che hanno fatto la storia di un teatro come la Scala, la cui trasmissione alle generazioni future è, secondo Botta, dovere dell’architetto, al quale si pone un grande interrogativo: come deve essere una chiesa dopo Picasso, o un teatro dopo Duchamp? Per rispondere alla domanda, Botta ripercorre la storia della Scala a partire dal 1814, quando Luigi Canonica, architetto e urbanista di Napoleone, fece abbattere il convento di San Giuseppe, che si trovava dietro la Scala, creando così la possibilità di uno spazio scenico più profondo e, di conseguenza, molto più coinvolgente: possibilità trasformata oggi in realtà e che gli ulteriori interventi aumenteranno ancora, fino a raggiungere una profondità totale di settanta metri. Compito del linguaggio architettonico è dunque quello di testimoniare la cultura del proprio tempo come parte dell’inarrestabile e affascinante processo della stratificazione storica continua.     
 
Anche i due curatori della mostra, Pierluigi Panza e Fulvio Irace, sono intervenuti su questo tema, ricordando che già Alessandro Sanquirico, nella prima metà del diciannovesimo secolo, avesse completamente trasformato gli interni del teatro e come, dopo i consistenti interventi da lui stesso realizzati negli anni Venti del Novecento, l’ingegner Cesare Albertini affermasse che dell’originario disegno del Piermarini era rimasta ormai solo la sala. Venne poi la distruzione causata dai bombardamenti del 1943, la rapida ricostruzione e la riapertura nel 1946, e poi ancora la costruzione del nuovo ridotto, su progetto di Luigi Lorenzo Secchi. Ma – per usare le parole di Irace – la Scala è un camaleonte, che nel tempo si adegua ai cambiamenti del modo di fare spettacolo e quella sala, che è davanti agli occhi di tutti, costituisce solo un terzo circa della immensa macchina teatrale retrostante, come si può chiaramente evincere dal modello esposto nel ridotto dei palchi.
La mostra sarà visitabile fino al 31 GENNAIO 2019.
Il catalogo è stato realizzato da Treccani.
 
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