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Meteore, bidoni e leggende metropolitane: l’incubo dei tifosi Stampa
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Sabato 17 Gennaio 2015 20:25
140725 clown02(Laura G. D’Orso) Narrano le pareti dei centri sportivi di Lega Pro storie di “avventurieri, faccendieri e di brocchi” approdati di anno in anno nelle blasonate squadre cittadine. Le “beneamate” si riscoprono terra di guitti e talvolta di giullari del calcio che spesso lasciano in regalo bidoni e contro bidoni.
Dal Lazio, alla Basilicata, dal Veneto o alla Sardegna fino agli angoli più reconditi del nuovo mondo, inevitabilmente si è facile preda di scorribande notturne e blitz societari che a scrivere un noir si creerebbe un best-seller!
Intrighi, presidenti prestanome, business che niente hanno a che vedere con la passione, la competenza del calcio giocato ma probabilmente parte di un sistema ombra consolidato che si oppone alla trasparenza e che, dentro e fuori dal campo, costruisce i propri sistemi alternativi di business per il massimo vantaggio economico a loro possibile e... al diavolo le regole.
Tuttavia, la differenza fra una serie A e una Lega Pro sta soprattutto nel fatto che ai vertici della prima si trovano solamente poche persone facilmente controllabili e di semplice accesso conoscitivo, sempre sotto le implacabili luci della ribalta. Al contrario, al fondo del calcio giocato professionistico le gestioni societarie risultano infinitamente più manipolabili, opache e condizionabili da fattori esterni, è perciò più facilmente comprate per essere nascondigli di azioni illegali visto che gli occhi della magistratura e della finanza non sempre sono accesi sul problema delle squadre delle categorie minori
140113 nuovo stemma monzaUna realtà che ha raggiunto livelli drammatici ed allarmanti. Il calcio è diventato sempre più veicolo, mezzo terribilmente utile a coloro che; borderline, fanno dell’impunità il loro modello di vita e godono di questa impunità grazie ad una minore sensibilità alla legalità quando si tratta di intervenire o scoperchiare il calderone della propria squadra cittadina.
Si dimostra maggior tolleranza verso pratiche di gestione societarie non sempre ortodosse, ci sono prassi accettate ma non sempre corrette adoperate per gestire il “capitale umano” il quale ogni tanto consapevole altre volte inconsapevole diventa pedina di scambi che celano transazioni non lecite.
Ma la soglia di allarme è da tempo superata. Eppure tutto il sistema calcio con le sue Federazioni e i vertici del Coni, non sembrano essere consci del pericolo.
Le analisi dei bilanci, i debiti immensi che continuano a lievitare nei confronti dei creditori, stipendi non saldati per mesi, nelle società di calcio messe sotto la lente delle istituzioni preposte appaiono molto blande comparate alle “società normali”. Bolle economiche speculative su contratti e compravendite non sarebbero mai permesse nel “mondo normale delle imprese”. Assenza completa di efficaci normative antiriciclaggio, leggi del diritto sportivo che non aiutano affatto la tracciabilità frutto di capitali o attività illeciti.
La Lega Pro sta diventando un collettore di personaggi assai discutibili con certi interessi distorti che irrompono nelle squadre in crisi finanziaria con la tecnica ”usa e getta” che inesorabilmente produce fallimenti sportivi e societari.
Soldi ed avventurieri, anche internazionali in alcuni casi, che riescono ad acquistare società con l’appoggio del consenso popolare o magari in alcuni casi anche solo accondiscendente, con istituzioni cittadine che si levano il “problema fallimento squadra” con prese di posizioni lente e miopi e quando proprio non possono più far finta di non vedere.
I tifosi biancorossi ormai stanchi a questo punto possono solo aspettare e sperare perché come ha detto Mister Pea in conferenza stampa: “il Monza non molla, non molla mai”.