| Per un pugno di euro… |
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| Giovedì 24 Gennaio 2013 18:38 |
(Giancarlo Besana) Domenica scorsa a Bassano sono stato inerme testimone di una rapina, sia pure soltanto calcistica. O quanto meno di una palese ingiustizia, a non volerla mettere giù troppo dura. Nel finale di gara l’arbitro Ceccarelli ha letteralmente regalato un calcio di rigore alla squadra di casa consentendole di rimediare un pareggio che difficilmente a quel punto - stante la sicurezza con cui il Monza stava gestendo il vantaggio conferitogli dal gol realizzato da Vita nel primo tempo - avrebbe potuto conseguire.Certo non mi sfugge che il mancato successo dei biancorossi di Asta all’ombra del Monte Grappa (si fa per dire, pioggia e temperatura stabile sullo zero) vada ascritto non solo alla scandalosa decisione arbitrale di cui sopra, quanto in pari misura alla superficialità con la quale gli ospiti hanno sprecato le tre-quattro clamorose occasioni che hanno avuto per segnare la rete del 2-0 e chiudere il match. La vittoria ormai a portata di mano e sfuggita così malamente avrebbe dato tutt’altro senso alla trasferta in Veneto.
Asta, a buon diritto furibondo a fine gara, continua a negare che la squadra abbia ambizioni di playoff, “inutile menarla con il ritornello se non avessimo la famosa penalità, ce l’abbiamo e basta”, sottolinea un po’ stizzito. Lo capisco, nella situazione societaria che sappiamo è già tanto non essere sprofondati in classifica, al contrario veleggiare più prossimi alla vetta che alle zone basse. Il bello viene adesso. Lunedì sera, il posticipo di lusso – in diretta televisiva, che in genere purtroppo non ci porta storicamente gran fortuna – contro il Savona capolista, partita di cartello per la quale non a caso la società ha predisposto prezzi al botteghino eccezionali e chiamato a raccolta quel che resta di un tifo rarefatto, anemico. Poi il recupero con la Pro Patria, probabilmente la squadra più forte del girone, più temibile dello stesso Savona. L’esito di queste due gare darà risposte indicative circa il ruolo che potrà avere il Monza di qui alla fine del torneo: onesto comprimario o protagonista in qualche modo a (piacevole) sorpresa. Il rientro del “marziano” Gasbarroni, che ha scontato il turno di squalifica patito per una cervellotica ammonizione nell’ultimo turno casalingo con il Rimini, conferirà sicurezza e qualità nelle due sfide da far tremare i polsi. Inutile piangere ora sul latte versato, in riferimento alla mancata presentazione a suo tempo del ricorso avverso la sentenza di penalizzazione di quattro punti per la vicenda del presunto illecito relativo a Cremonese-Monza di Coppa Italia del 27 ottobre 2010. L’assoluzione dell’ex biancorosso Andrea Alberti davanti al TNAS (il tribunale nazionale arbitrato per lo sport) lascia ragionevolmente prevedere che stessa sorte potrebbero avere anche i “compagni di merende di Alberti, ovvero l’ex capitano del Monza Iacopino e il compagno di squadra Luca Fiuzzi. Ora, il Calcio Monza è stato sanzionato con 4 punti di penalità in grazia del principio di responsabilità oggettiva, che è un cardine (per quanto discusso e discutibile) dell’ordinamento calcistico. Nel momento in cui i tre calciatori coinvolti dovessero essere assolti, automaticamente dovrebbe decadere l’accusa di responsabilità oggettiva anche per la società per la quale giocavano al momento dei fatti. Assolti Alberti, “Iaco” e Fiuzzi, assolto il Calcio Monza. E logica vorrebbe, restituiti alla classifica biancorossa i 4 punti della sanzione. Purtroppo non andrà così, anche nell’ipotesi che il TNAS avesse a distruggere del tutto il fragile teorema accusatorio, annullando le squalifiche comminate ai tre calciatori in prima istanza. Per il semplice motivo che la società biancorossa non ha i requisiti per avanzare richieste di alcun genere, non avendo a tempo debito provveduto a inoltrare ricorso, corredato delle necessarie “tasse” imposte dalle norme federali. ![]() Quando arrivarono i deferimenti per il presunto illecito, il Calcio Monza non ritenne di dover ricorrere seguendo le procedure richieste, perché appunto per inoltrare il ricorso occorreva sobbarcarsi delle spese che le esauste casse sociali a quanto pare non erano in grado di sopportare. L’allora amministratore delegato Rigamonti abbandonò i calciatori inquisiti al loro destino, e infatti ognuno di questi si prese un proprio difensore e a sue spese si accinse alla battaglia. Per inoltrare il ricorso, al Calcio Monza sarebbero bastati cinque-seimila euro, come si vede cifre modestissime, abbordabili anche in tempi di vacche magre per il club. Salvo poi dover mettere in conto l’onorario dello studio legale patrocinante, anche qui somme non impossibili da onorare. La miope scelta di Rigamonti e soci rischiamo di pagarla oggi. E’ di una evidenza che fa male sottolineare quali ben più rosee prospettive avrebbe potuto o potrebbe avere il campionato del Monza senza la doppia penalità (4 punti per l’illecito, e mettiamoci pure i 2 per mancato pagamento degli emolumenti ai tesserati). Per un pugno di euro sono stati lasciati al proprio destino tre ragazzi innocenti almeno fino a prova contraria e ci siamo giocati la speranza di uscire indenni dal processo. Rigamonti sosteneva che il ricorso fosse costoso, inutile, inopportuno. |

(Giancarlo Besana) Domenica scorsa a Bassano sono stato inerme testimone di una rapina, sia pure soltanto calcistica. O quanto meno di una palese ingiustizia, a non volerla mettere giù troppo dura. Nel finale di gara l’arbitro Ceccarelli ha letteralmente regalato un calcio di rigore alla squadra di casa consentendole di rimediare un pareggio che difficilmente a quel punto - stante la sicurezza con cui il Monza stava gestendo il vantaggio conferitogli dal gol realizzato da Vita nel primo tempo - avrebbe potuto conseguire.
