| Clamoroso autogol del Monza |
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| Giovedì 27 Giugno 2013 17:41 |
(L. G. D'Orso) “In dubiis abstine”, cioè “nel dubbio astieniti” cita una anonima formula giuridica. Ed è quello che si sarebbe aspettato Vincenzo Iacopino, l’ex Capitano del Monza, dal nuovo Ammistratore Delegato, Maurizio Prada, avvicendatosi dopo Nicola Rigamonti alla gestione del Monza Calcio, ma soprattutto dalla nuova proprietà nella figura dell’anglo-brasiliano Armstrong.Saggio ed opportuno sarebbe stato dialogare e confrontarsi correttamente sul rientro del capitano a fine squalifica. Invece così non è stato. Più volte Iacopino ha richiesto un confronto, più volte ha richiesto il reintegro in campo, più volte richiesta la possibilità di allenarsi con la squadra pur non potendo partecipare alle partite del campionato Lega Pro come impongono le regole federali del codice sportivo.
“Dimenticato” dalla dirigenza del Monza già in primo grado di giudizio e poi “giudicato colpevole” ancor prima di iniziare il processo a Roma, avevano già scritto per lui una sentenza di “convenienza economica” politicamente scorretta. Era molto più facile far credere che la pessima stagione professionistica del Monza, che le brutte prestazioni sportive e le successive retrocessioni fossero causate da tre giocatori, piuttosto che dalla mala gestione tecnica e dalle scellerate scelte tattiche dell’allora “famigerato” comitato tecnico. Era più semplice gettare la colpa su capitan Iacopino, come provò a fare il pomeriggio della conferenza stampa di addio dal Milan, il signor Clarence Seedorf davanti al giornalista monzese Giancarlo Besana. Proprio su Iacopino, figura che per anni il Monza aveva eletto come simbolo di correttezza e lealtà, Seedorf preferì scaricare gli insuccessi calcistici, piuttosto che riconoscere le reali incapacità degli allenatori che si sono susseguiti sulla panchina del Monza scelti da lui medesimo. Gli atti dell’accusa della Procura Federale, nella persona del procuratore Palazzi, “regalati” alla stampa, non si sa come, e fagocitati dai giornalisti e poi dai tifosi monzesi esponevano al pubblico linciaggio persone che fino ad un momento prima erano amici, erano giocatori rispettati, erano compagni di gioco e di fede biancorossa. A nessuno è venuto in mente (soprattutto a nessuno della nuova dirigenza del Monza) di leggere le carte processuali dell’intero processo, di chiedere le prove certe, di sondare oltre le accuse, di chiarire perché Nicola Rigamonti non avesse fatto ricorso al Tnas per riavere indietro i punti che sarebbe spettati. Ma la verità è figlia del tempo, dicevano i saggi e lo dice soprattutto l’arbitrato conclusosi oggi della Lega Pro a Firenze, richiesto e voluto dal Monza di Prada per “cacciare” l’ex capitano Iacopino. Mai convocato neppure per un semplice chiarimento, mai risposto a nessuna delle email; l’amministratore delegato Prada avrebbe fatto cosa più indicata ascoltare. L’antica saggezza popolare, che dell’esperienza vissuta di intere generazioni è stracolma, dice che la superbia va a cavallo ma torna a piedi. Il lodo è chiaro, il Monza tenne una condotta scorretta e penalizzante nei confronti dell’ex capitano e dovrà di conseguenza risarcire il danno e pagare ciò che è dovuto. Inoltre, con poca lungimiranza la dirigenza ha richiesto la rescissione del contratto, quindi il Monza non potrà neppure usufruire di prestiti o scambi con altre società a cui magari le prestazioni di Iacopino avrebbero fatto comodo visto la riforma ormai imminente del campionato. Forse non era più adatto al nuovo “progetto giovani” ma il direttore sportivo Andrissi sicuramente avrebbe trovato squadre che lo avrebbero richiesto come già sembra stia succedendo in queste ore. Un clamoroso autogol, alla beffa il danno! |

(L. G. D'Orso) “In dubiis abstine”, cioè “nel dubbio astieniti” cita una anonima formula giuridica. Ed è quello che si sarebbe aspettato Vincenzo Iacopino, l’ex Capitano del Monza, dal nuovo Ammistratore Delegato, Maurizio Prada, avvicendatosi dopo Nicola Rigamonti alla gestione del Monza Calcio, ma soprattutto dalla nuova proprietà nella figura dell’anglo-brasiliano Armstrong.