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Calcio Monza: con le spalle al muro Stampa
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Venerdì 13 Marzo 2015 07:56
150313 spalle al muro monzacalcio(Laura Giulia D’Orso) Il Collegio dei Giudici della Sezione Fallimentare di Monza ha deciso, se rinvio deve essere, che sia almeno chiarificatore delle reali intenzioni e soprattutto delle reali disponibilità economiche di chi ambisce a rilevare un club calcistico di Legapro.
Non sono bastate a convincere i giudici le desistenze dell’ultima ora dei creditori, pochi, nella marea dei debiti prodotti dal Monza Calcio, pochissimi per importo rispetto ai quasi 3 milioni e mezzo, di cui si parla iscritti a bilancio. Non sono stati convinti dalle ottimistiche parole dell’Amministratore Unico Montaquila e dal fantomatico piano di ristrutturazione predisposto e depositato in Tribunale, perciò i giudici hanno ritenuto di dover approfondire la veridicità delle dichiarazioni della nuova governance monzese.
“Adesso dovete dimostrare con i fatti, visto che tempo ve ne abbiamo dato che avete soldi sonanti per la ricapitalizzazione ma soprattutto capacità economica per chiudere il campionato pagando tutto e tutti.” Battono di nuovo cassa i dipendenti che, dopo la loro istanza, sono fermi a dicembre con gli stipendi, i nuovi giocatori non in prestito da altre squadre ingaggiati a gennaio e ancora mai pagati, i vari servizi di sicurezza del Brianteo, i gestori delle biglietterie, il comune di Monza per un debito di più di 300 mila euro, lo staff tecnico della prima squadra che è in arretrato di nove mesi, (sarà che forse Pea & Co. non sono graditi a Montaquila?!), l’albergo del ritiro estivo di luglio 2014, e tantissimi altri.
Se prima le asserzioni di Montaquila erano “non vogliamo ricapitalizzare se prima non abbiamo la certezza di non fallire” adesso, messi con le spalle al muro, indipendentemente da cosa deciderà la procura, che non ha desistito sulla sua istanza, dovrà, a prescindere dalla nuova decisione del Tribunale, prendere atto che prima si deve ricapitalizzare poi si aspetterà la decisione del tribunale. I soldi, a detta di Montaquila ci sono anche se per il momento depositati in obbligazioni straniere per un valore, si dice di 2.000.000 di euro, con un cambio di 0,50. Basterebbero appena, se si dovesse trovare una banca disposta a trasformarle in liquidi (per il momento due banche hanno rifiutato), a coprire solo parte della ricapitalizzazione. Ma tutto il mancante?
L’Amministratore Unico Montaquila ha dichiarato di aver già speso di tasca propria circa 200 mila euro. Siamo stupiti dall’affermazione, ma da che tasca dovrebbero provenire i soldi se non dai proprietari?! E inoltre, se Montaquila è stupito dalla cifra finora sborsata forse non ha ben presente quanto costa al mese mantenere una squadra di Legapro. Le più parsimoniose si attestano sui 200 mila euro a mese per le prime squadre, quelle con rose di eccellenza ovviamente di più.
Evidentemente, non stiamo parlando del “business calcio", del "mercato del bestiame", come lo ha definito l'amministratore delegato della Fiorentina Menicucci, quello che si svolge in parte "alla luce del sole" ma anche in moltissimi casi nell’ ombra con i premi di preparazione intascati dalle società originarie, ma nascosti ai genitori o con i ricatti subiti dai genitori da parte delle società che li obbligano a pagare il posto nelle giovanili, o ancora peggio di giocatori non talentuosi o ormai fuori dal giro che sotto forma di sponsorizzazioni comprano il posto in squadre professionistiche o di vecchio blasone, ma ormai militanti in campionati inferiori.
Il calcio non è diverso dal resto del Paese. Ma perché dovrebbe esserlo se chi comanda sembra non accorgersi di niente. Un mondo omertoso dove si tace per quieto vivere, per riuscire a lavorare ancora, per non essere escluso dal gruppo, per incassare almeno parte di stipendi non corrisposti. Si parla di campionato falsato ma a falsarlo è il sistema calcio, che non vuole controllare certe anomalie e che ha falle nel proprio regolamento interno e che è connivente di comportamenti non sicuramente eccepibili.
Così i giudici della Fallimentare hanno sentenziato: “Volete il Monza, allora pagate!” Spiace constatare però che i tempi della giustizia civile mal si adeguano a quelli della stagione sportiva calcistica. La data del 26 maggio che, per un rinvio di udienza di prassi è normale, per i tempi del campionato calcistico è un colpo sparato sulla Croce Rossa, anzi, “biancorossa” del Monza Calcio.