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UnipolSai converte le azioni risparmio in ordinarie Stampa
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Sabato 24 Gennaio 2015 14:48
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(Paolo Mariani) In data 26 gennaio 2015 si è tenuta, in unica convocazione, l’Assemblea Ordinaria e Straordinaria degli Azionisti di UnipolSai Assicurazioni S.p.A. per deliberare, in sede Ordinaria, la Composizione del Consiglio di Amministrazione e, in via straordinaria la Conversione obbligatoria delle Azioni di Risparmio di Categoria A e delle Azioni di Risparmio di Categoria B in Azioni Ordinarie della Società. Modifica degli artt. 6, 7, 8, 27 e 31 dello Statuto sociale. Deliberazioni inerenti e conseguenti.
Esaurito il primo e unico punto all’OdG della parte ordinaria (vai all'articolo) si è passati alla parte straordinaria con il relativo punto.
Questa seconda voce comporterebbe l’applicazione dei seguenti rapporti di conversione:
(i) n. 100 Azioni Ordinarie per ciascuna Azione di Risparmio A, senza pagamento di alcun conguaglio (il “Rapporto di Conversione delle Azioni A”);
(ii) n. 1 Azione Ordinaria per ciascuna Azione di Risparmio B, senza pagamento di alcun conguaglio (il “Rapporto di Conversione delle Azioni B” e, insieme al Rapporto di Conversione delle Azioni A, i “Rapporti di Conversione”).

La proposta di Conversione persegue una pluralità di obiettivi, essendo finalizzata a:
  • (i) razionalizzare e semplificare la struttura del capitale di UnipolSai, riducendo gli adempimenti societari e i conseguenti costi connessi alla esistenza di tre diverse categorie di azioni;
  • (ii) uniformare i diritti patrimoniali ed amministrativi di tutti i Soci, agevolando le scelte di investimento dei mercati finanziari; la creazione di un’unica categoria di azioni, con un unico prezzo, consentirebbe infatti di avere benefici in termini di comprensione del valore del titolo azionario, rendendo lo stesso più appetibile per gli investitori;
  • (iii) accrescere il flottante migliorando per tutti gli Azionisti di UnipolSai la liquidità e la stabilità del titolo azionario posseduto;
  • (iv) aumentare il peso del titolo UnipolSai all’interno degli indici azionari, con un conseguente benefici o per tutti gli Azionisti, che verrebbero a detenere un titolo di maggior interesse nel panorama del mercato azionario;
  • (v) contribuire al miglioramento della composizione qualitativa del capitale regolamentare.
Due le soluzioni che si sono proposte. Considerato che la Società aveva dichiarato che la percorribilità di ipotesi di semplificazione del capitale sociale sarebbe stata verificata solo dopo la nascita di UnipolSai, avvenuta in data 6 gennaio 2014, assumendo quindi il 7 gennaio 2014 quale data di riferimento:
  • sulla base del Rapporto di Conversione delle Azioni A, ai titolari di tali azioni verrebbe riconosciuto un premio implicito del 25,31% rispetto al rapporto di conversione implicito nei prezzi medi di Borsa dei sei mesi precedenti il 7 gennaio 2014;
  • sulla base del Rapporto di Conversione delle Azioni B, ai titolari di tali azioni verrebbe riconosciuto un premio implicito del 13,76% rispetto al rapporto di conversione implicito nei prezzi medi di Borsa dei sei mesi precedenti il 7 gennaio 2014;
  • Assumendo, invece, come data di riferimento il 28 novembre u.s. (ultimo giorno di mercato aperto antecedente la riunione del Consiglio di Amministrazione che ha approvato l’Operazione):
  • sulla base del Rapporto di Conversione delle Azioni A ai titolari di tali azioni verrebbe riconosciuto un premio implicito dell’1,87% rispetto al rapporto di conversione implicito nei prezzi medi di Borsa calcolato a far data dal 7 gennaio 2014 (giorno successivo alla nascita di UnipolSai);
  • sulla base del Rapporto di Conversione delle Azioni B ai titolari di tali azioni verrebbe riconosciuto un premio implicito del 2,14% rispetto al rapporto di conversione implicito nei prezzi medi di Borsa calcolato a far data dal 7 gennaio 2014 (giorno successivo alla nascita di UnipolSai).

Immancabili le dichiarazioni di scontento – suffragate da citazioni, codicilli, riferimenti normativi e commi, oltre che da uno stile comunicativo molto personale - incarnate dall’onnipresente Dott. Dario Radaelli, commercialista monzese, nella sua crociata demolitrice delle operazioni societarie del gruppo ha sottolineato ancora una volta le sue perplessità su alcune operazioni e sulla classificazione delle azioni.
Un sostegno mirato e preciso, specialmente in termini numerici e quantitativi, è arrivato dall’Avv. Di Bari, anch’egli sostenitore delle presunte irregolarità ai danni dei risparmiatori e attore di diverse iniziative giudiziarie. Dopo l’esemplificazione con banconote e monete alla mano, l’affermazione che i numeri citati avrebbero danneggiato pesantemente alcuni risparmiatori, tra cui lui stesso e la dichiarazione di tutela delle proprie posizioni in sede giudiziaria. In conclusione dell’intervento appropriazione indebita, false comunicazioni sociali, truffa con invito a verifica e verbalizzazione sono le accuse ipotizzate. Dettagli dello statuto e inosservanza delle relative disposizioni in sede di distribuzione dei dividendi, valori, patrimonio netto le citazioni a supporto delle proprie posizioni, mentre gli anni 2012, 2013, 2014 sono i riferimenti temporali per i quali il legale barese chiede la comunicazione dei dati da parte del notaio e della dirigenza.

In conclusione, il 98,61% delle azioni ammesse al voto, in rappresentanza di oltre il 72% del capitale sociale ha votato a favore della conversione di cui all’ordine del giorno, mentre i contrari e gli astenuti sono stati rispettivamente l’1,37% e lo 0,008% sempre in termini di azioni ammesse al voto, per l’1,004% e lo 0,058% del capitale sociale.
La proposta di conversione obbligatoria delle Azioni di Risparmio di Categoria A e delle Azioni di Risparmio di Categoria B in Azioni Ordinarie della Società è quindi approvata a maggioranza.

Anche nella nostra città e in provincia gli azionisti danneggiati sarebbero numerosi, anche se è difficile reperire cifre certe stante la frammentazione di associazioni di consumatori, sodalizi appositamente costituiti e singoli rassegnati che non intraprendono alcuna azione aggregativa o rivendicativa.
Tuttavia, questo potrebbe essere una spiegazione dello spostamento dei denari investiti dagli opulenti brianzoli verso altre forme di risparmio meno rischiose. I dati di un anno fa sugli investimenti dei monzesi segnalavano un massiccio passaggio dalle azioni ai titoli di stato (Rapporto dell’Osservatorio del Risparmio promosso da UniCredit e Pioneer Investments sulla Lombardia, dati 2014). Quindi, pur in diminuzione rispetto ai valori pre-crisi, con uno scarto ridotto, la ricchezza pro-capite permette ancora di investire, ma la direzione sembra avere abbandonato il mercato azionario prediligendo i titoli di stato.