| UnipolSai converte le azioni risparmio in ordinarie |
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| Sabato 24 Gennaio 2015 14:48 |
![]() (Paolo Mariani) In data 26 gennaio 2015 si è tenuta, in unica convocazione, l’Assemblea Ordinaria e Straordinaria degli Azionisti di UnipolSai Assicurazioni S.p.A. per deliberare, in sede Ordinaria, la Composizione del Consiglio di Amministrazione e, in via straordinaria la Conversione obbligatoria delle Azioni di Risparmio di Categoria A e delle Azioni di Risparmio di Categoria B in Azioni Ordinarie della Società. Modifica degli artt. 6, 7, 8, 27 e 31 dello Statuto sociale. Deliberazioni inerenti e conseguenti.
Esaurito il primo e unico punto all’OdG della parte ordinaria (vai all'articolo) si è passati alla parte straordinaria con il relativo punto.
Questa seconda voce comporterebbe l’applicazione dei seguenti rapporti di conversione: (i) n. 100 Azioni Ordinarie per ciascuna Azione di Risparmio A, senza pagamento di alcun conguaglio (il “Rapporto di Conversione delle Azioni A”); (ii) n. 1 Azione Ordinaria per ciascuna Azione di Risparmio B, senza pagamento di alcun conguaglio (il “Rapporto di Conversione delle Azioni B” e, insieme al Rapporto di Conversione delle Azioni A, i “Rapporti di Conversione”). La proposta di Conversione persegue una pluralità di obiettivi, essendo finalizzata a:
Due le soluzioni che si sono proposte. Considerato che la Società aveva dichiarato che la percorribilità di ipotesi di semplificazione del capitale sociale sarebbe stata verificata solo dopo la nascita di UnipolSai, avvenuta in data 6 gennaio 2014, assumendo quindi il 7 gennaio 2014 quale data di riferimento:
Immancabili le dichiarazioni di scontento – suffragate da citazioni, codicilli, riferimenti normativi e commi, oltre che da uno stile comunicativo molto personale - incarnate dall’onnipresente Dott. Dario Radaelli, commercialista monzese, nella sua crociata demolitrice delle operazioni societarie del gruppo ha sottolineato ancora una volta le sue perplessità su alcune operazioni e sulla classificazione delle azioni. Un sostegno mirato e preciso, specialmente in termini numerici e quantitativi, è arrivato dall’Avv. Di Bari, anch’egli sostenitore delle presunte irregolarità ai danni dei risparmiatori e attore di diverse iniziative giudiziarie. Dopo l’esemplificazione con banconote e monete alla mano, l’affermazione che i numeri citati avrebbero danneggiato pesantemente alcuni risparmiatori, tra cui lui stesso e la dichiarazione di tutela delle proprie posizioni in sede giudiziaria. In conclusione dell’intervento appropriazione indebita, false comunicazioni sociali, truffa con invito a verifica e verbalizzazione sono le accuse ipotizzate. Dettagli dello statuto e inosservanza delle relative disposizioni in sede di distribuzione dei dividendi, valori, patrimonio netto le citazioni a supporto delle proprie posizioni, mentre gli anni 2012, 2013, 2014 sono i riferimenti temporali per i quali il legale barese chiede la comunicazione dei dati da parte del notaio e della dirigenza. In conclusione, il 98,61% delle azioni ammesse al voto, in rappresentanza di oltre il 72% del capitale sociale ha votato a favore della conversione di cui all’ordine del giorno, mentre i contrari e gli astenuti sono stati rispettivamente l’1,37% e lo 0,008% sempre in termini di azioni ammesse al voto, per l’1,004% e lo 0,058% del capitale sociale. La proposta di conversione obbligatoria delle Azioni di Risparmio di Categoria A e delle Azioni di Risparmio di Categoria B in Azioni Ordinarie della Società è quindi approvata a maggioranza. Anche nella nostra città e in provincia gli azionisti danneggiati sarebbero numerosi, anche se è difficile reperire cifre certe stante la frammentazione di associazioni di consumatori, sodalizi appositamente costituiti e singoli rassegnati che non intraprendono alcuna azione aggregativa o rivendicativa. Tuttavia, questo potrebbe essere una spiegazione dello spostamento dei denari investiti dagli opulenti brianzoli verso altre forme di risparmio meno rischiose. I dati di un anno fa sugli investimenti dei monzesi segnalavano un massiccio passaggio dalle azioni ai titoli di stato (Rapporto dell’Osservatorio del Risparmio promosso da UniCredit e Pioneer Investments sulla Lombardia, dati 2014). Quindi, pur in diminuzione rispetto ai valori pre-crisi, con uno scarto ridotto, la ricchezza pro-capite permette ancora di investire, ma la direzione sembra avere abbandonato il mercato azionario prediligendo i titoli di stato. |


