| Domenica sera a Monza in scena il coraggio di Lea Garofalo |
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| Giovedì 09 Luglio 2015 15:07 |
Domenica 12 luglio, dalle ore 21 all’Arengario di Monza, andrà in scena il coraggio di Lea Garofalo, una donna che per proteggere e dare un futuro fuori dalla ‘ndrangheta a sua figlia Denise, ha denunciato marito e parenti affiliati alle cosche, che per questo l’hanno barbaramente assassinata.
I resti di Lea furono ritrovati a pochi passi dal cimitero del quartiere monzese di San Fruttuoso, dove oggi è ospitata una scultura, "La porta del dolore", voluta dal Comune in ricordo della donna.
La tappa monzese dello spettacolo “La Bastarda, una vita coraggiosa”, prodotto dalla compagnia Ragli e diretto da Rosario Mastrota, è inserita in un tour promosso da Avviso Pubblico e Arci che nelle prossime settimane arriverà in molti comuni italiani. La rappresentazione a Monza è sostenuta dal Comune e da Fondazione Monza e Brianza. Protagonista maschile nel ruolo di Cosco, il marito di Lea responsabile dell’uccisione, è Francesco Reda, interprete di alcuni serial televisivi, che sarà anche protagonista del film su Lea Garofalo di Marco Tullio Giordana, che sarà trasmesso il prossimo autunno in prima serata su Rai 1. Gli altri interpreti, lo stesso Mastrota, Dalila Cozzolino e Andrea Cappadona. Â
“Siamo molto onorati di ospitare la rappresentazione – commenta il sindaco Roberto Scanagatti - anche perché avremo la possibilità di continuare a tenere alta la memoria e l'insegnamento di Lea, oltre ad avere un’occasione per promuovere legalità e partecipazione, potenti antidoti alla criminalità organizzata”.
“L’amministrazione monzese - aggiunge l’assessore alle Politiche giovanili, Egidio Longoni - fin dal suo insediamento ha adottato importanti misure per rendere più rigorose procedure e controlli contro il malaffare: dal codice etico sottoscritto da tutti gli amministratori, fino alla rigorosa adozione di tutte le norme sulla trasparenza”.
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Domenica 12 luglio, dalle ore 21 all’Arengario di Monza, andrà in scena il coraggio di Lea Garofalo, una donna che per proteggere e dare un futuro fuori dalla ‘ndrangheta a sua figlia Denise, ha denunciato marito e parenti affiliati alle cosche, che per questo l’hanno barbaramente assassinata.
I resti di Lea furono ritrovati a pochi passi dal cimitero del quartiere monzese di San Fruttuoso, dove oggi è ospitata una scultura, "La porta del dolore", voluta dal Comune in ricordo della donna.
