Messaggio
  • EU e-Privacy Directive

    This website uses cookies to manage authentication, navigation, and other functions. By using our website, you agree that we can place these types of cookies on your device.

    View e-Privacy Directive Documents

29 luglio 1900: tre colpi nel buio e fine di una epoca Stampa
Valutazione attuale: / 0
ScarsoOttimo 
Giovedì 30 Luglio 2020 19:32
200729 regicidio 01(Paolo Paleari) Centoventi anni or sono, tre colpi nel buio, la notte della domenica 29 luglio 1900, hanno messo fine alla vita di Umberto I, un re che ha segnato profondamente la vita di transizione di una Italia ancora frammentata da ineguaglianze sociali ed economiche, percorsa da contrastanti sentimenti risorgimentali, a una nazione che poteva aspirare a una sua dignitosa collocazione nel consesso degli stati maggiormente rappresentativi sulle scena politica italiana. Monza è particolarmente legata alla figura di questo sovrano in virtù della sua predilezione per la residenza privata che gli venne donata dal padre Vittorio Emanuele II, a seguito del compimento del suo viaggio nuziale, alla fine del maggio 1868.
 
L’ultimo giorno della sua vita il sovrano lo trascorre come tanti altri delle solite estati monzesi.  L’invito alla manifestazione sportiva interregionale, dalla quale doveva rincasare esanime, gli era stato avanzato il 25 da una delegazione cittadina; il re aveva promesso al sindaco Corbetta la sua presenza se fosse stato in città. La mattina del 29, secondo giorno del concorso, che cadeva nel mezzo della tre giorni della sagra di San Giacomo, patrono dei cappellai,  il generale Avogadro, aveva fatto visita alla società ginnastica “Forti e Liberi” per opportuni “schiarimenti” e confermare la presenza del sovrano.
Al pranzo serale il re siede a tavola con il parabaffi e prende poco dal desco; le ansie e le preoccupazioni della regina per la sua decisione di intervenire giungono da una storiografia infondata; non c’è nessuna testimonianza di esse nei verbali degli interrogatori effettuati sui testimoni e che seguono il delitto.
 

 
200729 regicidio 03La “daumont” scoperta esce dalla Villa poco prima delle 21,30, seguita da un altro legno di corte. Sulla prima vettura siedono l’aiutante Avogadro di Quinto, il ministro della Real Casa Emilio Ponzio Vaglia e il re, in abiti borghesi, come il suo ministro.  Un cocchiere monta a pelo e due staffieri sulla predella posteriore. Il concorso ginnico era cominciato alle 20,30. Il re viene accolto dalla Marcia reale e da applausi. Non molti in verità; la manifestazione è peraltro disordinata: pochi carabinieri e alcuni soldati, i quali non trovano una collocazione precisa nei pressi della tribuna reale, una delle tre appositamente erette nel campo ginnico alla desta della Villa. Forse solo un delegato di P.S. segue il sovrano, che assiste in piedi e compiaciuto a tutti gli esercizi. La premiazione avviene per sua mano; si congratula con gli atleti trentini, scambia qualche battuta con le autorità comunali e con i deputati locali e monta in carrozza. Pochi secondi dopo echeggiano tre o quattro colpi, in parte coperti dalle note della Marcia; tre vengono uditi da tutti. Tre sono le ogive che trapassano la sua persona, di cui una viene successivamente rinvenuta a terra. Tre sono le camere con i soli bossoli nel tamburo del revolver usato dall’assassino.
 
L’omicida viene subito individuato e sottratto dai carabinieri al linciaggio della folla; i giornali parlano di un tal Bressi e solo dopo due giorni di Bresci Gaetano.  Le notizie restano frammentarie perché telefono e telegrafo vengono subito interrotti e sono i ginnasti stessi che tornano a piedi a Milano a portare la terribile nuova.
Il re decede praticamente all’istante. Le caratteristiche delle ferite non gli consentono neppure di dire quelle parole che gli sono state messe in bocca.
La drammatica reazione della regina Margherita, questa sì, è documentata dai tre medici chiamati a soccorrere il sovrano ricondotto in Villa; i dottori prendono tempo per pochi minuti, celando alla sovrana la irreversibilità dei fatti.
Seguono giorni concitati, alla ricerca dell’erede, in crociera nello Jonio sullo Yela assieme alla moglie Elena, associata alla preoccupazione di conservare visibile il corpo, in una estate che aveva toccato lo stesso 29 luglio  i 36 Celsius.
 
I funerali principiano il giorno 8, a Monza e si chiudono al Pantheon con la cerimonia della tumulazione provvisoria.
Già il 15 agosto, un giornale locale, presago di una sorte poi confermata,   riporta ” corre voce che i reali abbandoneranno per sempre la villa reale di Monza.” A questa data il nuovo re, Vittorio Emanuele III probabilmente ha già deciso; nel contempo ha recuperato e distrutto tutte le carte private dell’illustre genitore.  Il 29 agosto presso la Corte di Assise di Milano si apre il processo a Bresci.  Le successive ipotesi sul delitto, anche se suggestive, rimangono tali; nessuno ha mai appurato la esatta figura del o dei mandanti e dimostrato le reali motivazioni del gesto.