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Magdalena Kožená e Sir Simon Rattle in concerto alla Scala Stampa
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Mercoledì 23 Ottobre 2019 14:28
191023 RATTLE KOZENA(Vittoria Lìcari) Forse perché influenzata dalla mostra dei Prefraffaelliti da poco conclusasi al Palazzo Reale di Milano, dove, fra gli altri splendidi dipinti giunti dalla Tate Gallery di Londra, si poteva ammirare la celebre Ofelia di John Everett Millais, è a quelle immagini che la mia mente andava mentre ascoltavo il concerto straordinario - in tutti i sensi! - che Magdalena Kožená e Sir Simon Rattle, insieme a uno sceltissimo ensemble strumentale - Giovanni Guzzo e Rahel Maria Rilling al violino, Amihal Grosz alla viola, Dávid Adorján al violoncello, Kaspar Zehnder al flauto ed Andrew Marriner al clarinetto - hanno offerto il 20 ottobre scorso al pubblico scaligero. E non solo perché il nome di Ofelia costituiva una sorta di filo conduttore all'interno di buona parte del programma - nei testi musicati da Richard Strauss e Johannes Brahms e, implicitamente, in quello intonato da Ernest Chausson - ma forse anche perché la mia personale sensibilità di ascoltatrice mi ha fatto cogliere una particolarissima coerenza immaginativa - e, oserei dire, pittorica - fra tutte le realizzazioni musicali in programma e le loro " origini" testuali, proprio come quella che i Preraffaelliti aspiravano a realizzare con i testi letterari a cui facevano riferimento.
 
Echi della disperazione di Ofelia, sempiterno simbolo della donna crudelmente abbandonata dall'uomo che ella ama, si riscontravano già all'inizio del concerto nella Chanson perpétuelle op. 37 (1898) su versi di Charles Clos, ultimo lavoro di Ernest Chausson, il quale realizza un vero e proprio lamento di ispirazione tardorinascimentale in cui la voce intesse un fruttuoso dialogo con il violino, la viola e il violoncello, che con il pianoforte costituiscono il tessuto strumentale.
 
A introdurre effettivamente il clima shakespeariano, ecco i Three Songs from William Shakespeare (1954) di Igor' Stravinskij, sintesi di gran parte delle ricerche dell'autore sul sistema dodecafonico, in cui alla voce fanno da contraltare flauto, clarinetto e violino.
A metà strada fra l'esotismo africano di moda nella Parigi dei primi decenni del '900 e una ricerca stilistica stimolata, a detta dell'autore stesso, dallo studio del Pierrot lunaire di Arnold Schönberg - che avrebbe fornito il modello per l'organico composto da voce, flauto, violoncello e pianoforte - si collocano le Chansons Madécasses (1925-1926) di Maurice Ravel, per il quale costituiscono un fertile terreno di sperimentazione timbrica, ritmica e armonica, in cui il canto spesso devia verso modalità non lontane dall'espressionismo.

Tornando a Ofelia, del tutto diverso è il modo con cui le danno voce Johannes Brahms e Richard Strauss. Il primo, nei Fünf Ophelia-Lieder WoO22 (1873) sceglie la semplicità del canto popolare, ma affiancando il quartetto d'archi alla voce sprona quest'ultima a trascendere sé stessa nel raggiungimento dei massimi vertici emotivi; il secondo, nei Drei Lieder der Ophelia op. 67 (1918), descrive il progressivo delirio della fanciulla in tre momenti successivi attraverso un linguaggio stilisticamente molto avanzato, che restituisce in modo esemplare lo sprofondare nel gorgo della follia, in particolare nel terzo Lied, una scena di pazzia a tutto tondo.
La scelta di invertire l'ordine cronologico di queste due raccolte ha fatto sì che Brahms si trovasse a costituire la chiave di volta della serata con l'esecuzione degli Zwei Gesänge op.91, stilisticamente opposti agli Ophelia-Lieder. Nel primo Lied, Gestillte Sehnsucht, composto fra il 1878 e il 1884 su versi di Friedrich Rückert, il dialogo fra il contralto e la viola è talmente intenso che la prima si fa strumento e la seconda voce, mentre nel secondo - composto però in precedenza, fra il 1863 e il 1864 - Geistiliches Wiegenlied, l'armonia strofica della poesia di Emanuel Geibel viene trascesa dal procedimento compositivo durchkomponiert.
Concludevano la serata i due grandi compatrioti di Magdalena Kožená, Leoš Janáček con alcune delle sue Filastrocche (1925-1927) dal carattere solo in apparenza infantilmente gaio, in quanto costellate da interventi del clarinetto che assumono talora caratteri grotteschi dalle reminiscenze mahleriane, e Antonin Dvořák con una selezione delle Melodie zigane op. 55 (1880), espressione del folklore mitteleuropeo più autentico, da cui emergono, qua e là, momenti di pura matrice kletzmer. La serata si concludeva così con il concorso di tutti gli splendidi esecutori, protagonisti anche dei due bis: un poeticissimo Morgen di Richard Strauss e una Ninna nanna di Dvořák.