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Pollini e Mehta alla Scala Stampa
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Giovedì 16 Maggio 2019 05:51
(Vittoria Lìcari) Maurizio Pollini e Zubin Mehta alla Scala per i ragazzi disabili dell'India - È stato un commosso Alexander Pereira a introdurre il concerto straordinario che Maurizio Pollini e Zubin Mehta, con l'orchestra dell'Accademia del Teatro alla Scala, hanno tenuto martedì 7 maggio in favore della fondazione Saint Francis Home di Pathankot, in India. Là dove suo padre, membro della commissione dell'ONU che si occupava della crisi del Kashmir, morì in un incidente aereo nel 1950, Pereira ha creato, insieme a Mehta, un centro di terapia per ragazzi disabili, dedicato soprattutto alle bambine vittime di handicap fisici o psichici, che nella mentalità indiana vengono viste come una punizione per le famiglie le quali, oltretutto, non possono sperare di trovar loro un marito.
La loro sorte sarebbe quindi tragicamente segnata se non fosse per la Saint Francis Home, dove queste vittime della malattia, ma anche della povertà e della superstizione, possono alloggiare, essere curate e frequentare la scuola. Pereira ha ringraziato non solo gli esecutori, ma anche il pubblico, che acquistando i biglietti ha permesso in una sola serata di raccogliere centomila euro per la fondazione. Un particolare ringraziamento il sovrintendente ha voluto inoltre rivolgere ai giovani dell'orchestra dell'Accademia scaligera, che hanno suonato per aiutare altri giovani. È stato bellissimo vedere i volti radiosi di questi "apprendisti" professori d'orchestra, pieni di entusiasmo perché consapevoli di essere protagonisti di una serata straordinaria per diversi motivi.
 
Innanzitutto, essere diretti da un mito del podio come Zubin Mehta è un'esperienza assolutamente unica, che resterà impressa nei loro cuori e nelle loro menti, al di là della semplice esperienza professionale, già di per sé di altissimo livello, e poi c’è la consapevolezza di avere fatto qualcosa per gli altri, per persone tanto sfortunate, a cui chiunque abbia l'opportunità di realizzare i propri sogni dovrebbe sentirsi moralmente tenuto a offrire qualcosa in cambio. E in questa serata non si sono realizzati solo alcuni dei tanti sogni dei ragazzi dell'orchestra, ma anche quelli degli spettatori, perché ogni volta che si assiste a uno spettacolo come questo ciascuno dei presenti realizza almeno una parte dei propri sogni. Non ritengo di dover recensire questo concerto: la fama, oserei dire la leggenda che circonda questi due giganti della musica, alle spalle dei quali c'è più di mezzo secolo di carriera e di importanti riconoscimenti, non lo rende necessario, e nemmeno opportuno, al di là di quelle che possono essere considerazioni personali che però, come quasi sempre in ambito artistico, lasciano il tempo che trovano.
 
Il programma, intimamente ricco nella sua essenzialità, vedeva il meraviglioso concerto in la maggiore K488, ventitreesimo dei ventisette composti da Wolfgang Amadeus Mozart per pianoforte e orchestra, incorniciato da due fra le più celebri pagine beethoveniane: l'Ouverture op. 84 dalle musiche di scena per il dramma teatrale Egmont di Goethe, e la Sinfonia n° 7 in la maggiore op. 92. Ascoltando il concerto mozartiano, la mente vola alla registrazione che altri due "grandi vecchi" della musica - di una generazione precedente - Vladimir Horowitz e Carlo Maria Giulini, ne effettuarono nel 1987 proprio in questo teatro: sarà un caso?