| Diabete in Lombardia: l'identikit del paziente in un’indagine Eurisko |
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| Domenica 20 Novembre 2016 22:44 |
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Sempre più stretta la collaborazione tra specialisti e medici di famiglia
Diabete: pazienti tra i piu’ informati sulla malattia e soddisfatti di medici, liste d’attesa e servizi rispetto al dato nazionale La maggior parte dei pazienti diabetici lombardi in terapia risulta consapevole, attiva e competente nella gestione della propria patologia per una misura percentuale superiore al resto d’Italia. E il dato positivo si mantiene tale anche in termini di gradimento nei confronti di medici e servizi. Infatti, se la soddisfazione dichiarata per la disponibilità e competenza dei medici curanti è sostanzialmente allineata al resto d’Italia (88%), la quota dei lombardi che si è detta “molto soddisfatta” è risultata pari al 44% contro il 32% del dato nazionale. Il valore di gradimento per la qualità dei Servizi sanitari in termini di accessibilità, tempi di attesa e servizi offerti è invece dell’80% contro il 75% del resto d’Italia, uno tra i valori più alti registrati.
Valori che posizionano la Lombardia in una fascia alta rispetto all’Italia sia in termini di competenza del paziente sia rispetto al gradimento dei servizi. Sono questi alcuni tra i dati più evidenti dell’indagine condotta su scala nazionale da Gfk Eurisko e che, estrapolati a livello regionale, inquadrano la Lombardia tra le regioni più avanzate nell’organizzazione, nei servizi sul territorio e, di conseguenza, nella capacità dei pazienti di saper e poter gestire efficacemente la propria malattia.
La declinazione regionale della ricerca Gfk Eurisko è stata presentata nei giorni scorsi a Milano nel corso di un incontro tra esperti organizzato da Sics, Società italiana di comunicazione scientifica e sanitaria e realizzato con il sostegno non condizionante di Sanofi. All’incontro hanno partecipato Luigia Mottes, Presidente CLAD Lombardia in rappresentanza delle Associazioni dei pazienti, Fabio Rolfi, Presidente Commissione Sanità e Politiche Sociali della Regione Lombardia, Paola Macchi, membro della II Commissione Sanità e Politiche Sociali, Maurizio Bersani, Dirigente UO Struttura Piani e Progetti, Direzione Generale Sanità Regione Lombardia, Fiorenzo Corti, Segretario Regionale FIMMG, Lorenzo Piemonti, Membro del Consiglio Direttivo SID Lombardia e Direttore del Diabetes Research Institute del San Raffaele e Attilio Marcantonio, Vicepresidente di Federfarma Lombardia
Il coinvolgimento attivo del paziente nella gestione della propria malattia ha effetti significativi sulla sua soddisfazione e sulla sua qualità di vita. Questo significa una migliore percezione dello stato di salute, un umore migliore, migliori relazioni sociali e familiari e migliori risultati in termini di buon controllo glicemico, minori ipoglicemie gravi, maggiore aderenza al trattamento e maggiore capacità di migliorare il proprio stile di vita. I risultati dello studio condotto da GfK Eurisko su un campione nazionale di 500 pazienti con diabete di tipo 2 in trattamento con insulina confermano – anche a livello della Regione Lombardia – l’importanza di una buona relazione tra medico e paziente nel favorire il coinvolgimento attivo della persona con diabete e nel migliorare i risultati della cura. Paziente che, in Lombardia, si caratterizza per una condizione fisica lievemente peggiore rispetto al resto d’Italia in termini di sovrappeso (il 52% in Lombardia contro il 46% nel resto d’Italia) ma di poco migliore per l’obesità (il 22% contro il 27%). Ottima la performance tra i lombardi che hanno sofferto di complicanze come nel caso delle arteriopatie periferiche (26% in Lombardia contro il 39% del resto d’Italia), dei problemi cardiaci (4% contro 28%) e delle nefropatie (8% contro l’11%). Più alto invece il valore registrato per le retinopatie (40% in Lombardia contro il 20% della media nazionale).
“Il medico – ha dichiarato Isabella Cecchini, Direttrice del Dipartimento di Ricerche sulla Salute di GfK Eurisko – ha un ruolo fondamentale nell’educare il paziente e renderlo consapevole dell’importanza della cura e di un corretto stile di vita. Tale consapevolezza migliora la soddisfazione del paziente attraverso un migliore controllo della malattia”. L’indagine ha confermato come anche in Lombardia il diabetologo sia il medico di riferimento per il paziente (lo è per l’82% degli intervistati) mentre il medico di medicina generale abbia ancora un ruolo più collaterale ad eccezione di alcune zone dove, vuoi per la sperimentazione dei Creg (Chronic Related Group) vuoi per la già diffusa organizzazione sul territorio di studi medici associati,lo stretto rapporto di collaborazione tra Centri specialistici e medicina generale è più sviluppato. Nella maggior parte dei casi, il medico di famiglia ha un ruolo di trascrittore delle ricette dello specialista (lo dichiara il 70% dei pazienti intervistati) ma per ben il 40% di essi ha un forte ruolo di supporto e motivazione nella gestione della malattia. Doppia rispetto al dato nazionale è, inoltre, la percentuale di pazienti che si rivolgono direttamente al privato (16% contro l’8% della media nazionale).
Soddisfazione per i dati della ricerca sono stati espressi da Luigia Mottes, Presidente CLAD Lombardia, che in qualità di rappresentante dei pazienti altro non chiede alla Regione che una maggiore attenzione al coinvolgimento degli stessi, anche in termini formativi. Se da un lato “bisogna cercare di dare sempre maggiore autonomia ai pazienti, anche utilizzando le migliori innovazioni tecnologiche disponibili” ha sottolineato Mottes “Regione Lombardia deve ricominciare a lavorare sul campo, insieme ai cittadini-pazienti, coinvolgendoli nei tavoli istituzionali, per programmare e mantenere un'assistenza diabetologica avanzata”. A giudizio di Fiorenzo Corti, Segretario Regionale Fimmg, “l'emergenza cronicità è un aspetto che ha comportato una serie d’impegni molto importanti in questa regione. In modo particolare per quanto riguarda la gestione di pazienti con diabete, rischio cardiovascolare e bronchite cronica. Rappresentano una parte molto importante della nostra popolazione e già quattro anni fa abbiamo intrapreso una strada, quella della sperimentazione dei Creg (la realizzazione di percorsi assistenziali personalizzati per le patologie croniche) che sta dando buoni risultati. Abbiamo oggi 500 medici aderenti alla sperimentazione (su 6mila) e l'anno prossimo saranno mille con risultati ancor più visibili.
Uno sguardo in avanti è infine giunto da Lorenzo Piemonti, Direttore del Diabetes Research Institute del San Raffaele e membro del direttivo di SID Lombardia. “Il futuro del paziente diabetico è nel taschino della sua giacca e ha la forma di uno smartphone” ha esordito il ricercatore. “E non è una mera previsione ma una realtà. Nel futuro avremo a disposizione strumenti e informazioni che fino ad ora non potevamo avere. Avremo sicuramente tutto quello che attualmente viene definito nella categoria dei cosiddetti “indossabili”, sensori che registreranno tutta una serie di parametri dei pazienti, cosa mangiano, come si muovono, quanto dormono, come vivono la loro vita. Questo nel complesso costituirà circa il 70 per cento del totale dei dati disponibili che serviranno a uno scopo clinico per l'identificazione della personalità biologica ma anche sociale e ambientale del paziente. A questi si sommeranno un 20% di dati che saranno di origine strettamente clinica e un 10% di dati che presumibilmente arriveranno in termini quantitativi da quelle che noi chiamiamo “omiche” e che, come la genomica, afferiscono all’identità genetica di ciascuno. Tutte queste informazioni definiranno l'identità del singolo paziente e per ciascuno, presumibilmente, si svilupperanno delle specificità di terapia, predizione di malattia o di prevenzione che saranno assolutamente personalizzate”. La “vision” di Regione Lombardia sulla governance di patologie croniche come il diabete è quindi giunta da Maurizio Bersani, Dirigente UO Struttura Piani e Progetti, Direzione Generale Sanità Regione Lombardia secondo cui “le istituzioni devono fondamentalmente creare la miglior situazione per favorire il dialogo tra tutti gli attori del sistema senza entrare nel merito degli aspetti più prettamente professionali”.
Quindi favorire dei percorsi, dare delle regole e, laddove ci si trovi in presenza di novità tecnologiche, “verificare che queste siano supportate da evidenze scientifiche e di efficacia”. La Regione dunque non aspira ad avere unicità di strumenti o presidi bensì alla sicurezza che quanto immesso nel mercato e pagato con risorse pubbliche, risponda a parametri di sicurezza ed efficacia inoppugnabili. Insomma, una vera e propria valutazione di Technology Assessment per confermare il fatto che un qualsiasi prodotto se da un lato deve rispondere alle esigenze dei pazienti e dei clinici, dall’altro deve essere caratterizzato da valori economici compatibili. |

